Giorgia: erano tanti vestiti di nero sparavano sulla gente
OLBIA. L’inferno sotto casa. Fuori da quella finestra che teneva spalancata. Giorgia Paddeu, 26enne di San Teodoro, abita nella capitale francese da un mese. Lavora in un bar. E venerdì ha vissuto...
OLBIA. L’inferno sotto casa. Fuori da quella finestra che teneva spalancata. Giorgia Paddeu, 26enne di San Teodoro, abita nella capitale francese da un mese. Lavora in un bar. E venerdì ha vissuto una serata che non dimenticherà mai. Ha sentito le urla, gli spari, la disperazione. Mentre preparava la cena, nella cucina di casa sua, 18 persone morivano sotto i colpi dei kalashnikov. L’inferno di piombo e sangue è scoppiato all’improvviso, a pochi metri da lei. «Stavo preparando la cena, avevo la finestra aperta – racconta la ragazza, ancora sconvolta -. Quindi ho sentito l’urlo di un uomo. Non ho idea di cosa abbia detto. E poi tanti spari, molte grida. Credevo si trattasse di una sparatoria tra bande di quartiere. Invece no».
Sopra la strage. Giorgia Paddeu vive a due passi da Rue de Charonne e Avenue Voltaire. Nel cuore dell’XI arrondissement, tra l’altro molto vicino all’ormai tristemente famoso teatro Bataclan. Sotto casa sua ci sono tanti locali. E c’è anche quel ristorante giapponese in cui sono state trucidate 18 persone. Uomini vestiti di nero hanno colpito senza pietà chi era seduto al tavolino. La ragazza di San Teodoro, che fa la barlady, non si è subito resa conto della gravità della situazione. «Sono uscita fuori, ma poi ho visto che i pompieri chiudevano la strada davanti casa. Sono arrivati i poliziotti e la protezione civile – racconta Giorgia Paddeu –. Un signore ebreo, che ha un ristorante sotto casa, in lacrime mi ha detto: “Signorina, vada a casa sua. Non stia qua. È successa una tragedia”». Lei è corsa nel suo appartamento. «Ho acceso la tv. E quando ho capito cosa stava succedendo non riuscivo a capacitarmene – continua –. Mi sono affacciata alla finestra ho visto che la strada era bloccata. I locali erano chiusi e le persone scappavano».
Vacanze di paura. A Parigi si trovano anche 4 ragazzi olbiesi, lì per un weekend di vacanza. Sono i fratelli Adriano ed Emilio Deiana, Matteo Canu e Pietro Buleddu. Stavano cenando davanti al Louvre quando è scoppiato il finimondo. «Ma abbiamo saputo dell’accaduto mentre rientravamo – racconta uno di loro, Emilio, 24 anni –. Non siamo più usciti dall’albergo. L’ultimo giorno di vacanza lo abbiamo passato così. Chi ce lo fa fare a stare in giro con questo clima».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
