La Murino in fila per donare il sangue: «Colpiti al cuore»
L’attrice sarda vive da anni nella capitale transalpina: «Quando è scoppiato il caos ero a cena con un’amica»
CAGLIARI. «Sono in fila da due ore per dare il sangue. Ce n’è tanto bisogno, i feriti sono a centinaia. Siamo tutti stravolti e silenziosi. Ma sia chiaro: Parigi non è in ginocchio, ha per solo socchiuso le proprie tende». La voce intensa è pervasa dall’inquietudine. Caterina Murino è colpita. Ma non ha paura: «Ouì, non dobbiamo dargliela vinta. Non capisco questi che si ammazzano e trovano nell’uccidere gli altri una ragione di vita. Puntano solo a creare dolore, panico e angoscia e cercano di annientarci psicologicamente. Ma conosco i parigini e i francesi, non ci riusciranno». Una tigre ferita. Scossa ma tutt’altro che arrendevole. L’attrice cagliaritana vive da anni nella capitale francese. L’attentato l’ha colta al rientro dall’Italia: «Arrivo da Bergamo dove sto girando un film. Venerdì notte ero a cena con alcune amiche, nella terrazza di un ristorante dalle parti dell’Opera. Intorno alle 22.15 una di noi ha ricevuto un sms: è sbiancata, ha urlato mio dio, mio dio. Era la mamma che l’avvisava dell’attentato al Bataclan e ci diceva di andare subito al riparo. La gente continuava a mangiare ma in pochi minuti e scoppiato il caos. E abbiamo cominciato a sentire il rombo degli elicotteri e le sirene». Adrenalina, angoscia, terrore. «I taxi non c’erano, la polizia ha bloccato le vie principali, noi abbiamo trovato il primo taxi dopo due ore. Siamo rimaste lì, per strada, a piangere e telefonare. Poi, una volta arrivata a casa, dalle parti del diciottesimo arrondissement, ho passato la notte a guardare la tv, ricevere foto e messaggi: per fortuna, nessun amico e conoscente è rimasto coinvolto negli attentati. Solo il figlio di un’altra amica è rimasto ostaggio in un teatro vicino al Bataclan. Li hanno liberati alle 4 del mattino. Sì, per tutti sono stati attimi tremendi». Anche se “Charlie Hebdo” è recente, l’attacco al cuore della civiltà occidentale e multietnica ha colto i parigini di sorpresa. «La città aveva ripreso a vivere dopo l’attentato al giornale. Ma oggi (ieri, ndr) Parigi è come non l’ho mai vista: negozi, bar, locali chiusi, luminarie e altro pronte per il Natale, sono spente. In giro c’è pochissima gente. Ma ormai la dinamica è chiara: possono colpire ovunque. Ripeto, qui al Centro Salazar siamo in 150 ad aver colto l’invito di dare il sangue. La polizia ci tiene d’occhio, potremmo essere un buon bersaglio». Caterina Murino ha da sempre uno sprint particolare. Cinema, teatro, pubblicità in mezzo mondo hanno forgiato una donna di carattere. «Dovevo cercare delle cose e vedere delle persone per il film. Non ho fatto nulla: questo è il momento della solidarietà. Anche se siamo tutti vulnerabili, da domani la vita riprende. Non l’avranno vinta. Come batterli? Serve un’astuzia speciale, sono convinta che ce la faremo».
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