La Nuova Sardegna

la testimonianza

Pasquale Chessa: «Je suis Paris»

Il giornalista vive tra l’isola, Milano e la capitale transalpina

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SASSARI. Anche il giornalista Pasquale Chessa che si trova spesso a Parigi, dove ha anche casa, commenta sgomento quello che è accaduto in queste ore. «Je suis Paris. Il mito di Parigi forse non esisterebbe se il grande Baudelaire non avesse inventato il mito speculare del flaneur, l'uomo che passeggia. È il risuonare dei passi che ti fanno riconoscere l'anima di una città: flanerie, esperienza esistenziale di intensità massima, non si può che tradurre come "arte del passeggiare per Parigi", seguendo percorsi che si fanno da soli. Si passeggia senza meta anche quando si sa dove andare, si passeggia andando al lavoro e prendendo il metrò, andando al bistrot o nella brasserie… La modernità di Parigi è uno stile di vita, una visione del mondo, un stato dell'essere. Per chi si sente cittadino effimero e abitante provvisorio, come mi capita da tanti anni, facendo spola fra Alghero, Milano, Roma e Parigi, più che una scelta una condizione necessaria determinata dalla personale storia professionale e famigliare (una moglie cosmopolita, una figlia, il marito, due nipoti e tanti nuovi e simpatici parenti), non è facile accettare quanto Parigi sia una città difficile. È fredda, dura, anche violenta e persino sale (sporca) come riconoscono i suoi abitanti. Ma Parigi non è una città che si vive, la si indossa piuttosto. Pretende impegno e partecipazione. Adesione spirituale. Proprio per questo, come è successo dopo la tragedia di Charlie Hebdo, ancora una volta dobbiamo pensare che attraverso il suo mito troverà la strada giusta per oltrepassare la barbarie che l'ha offesa».

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