La Nuova Sardegna

«Siamo noi la terra di conquista»

di Maria Rosa Tomasello
«Siamo noi la terra di conquista»

Lombardi, esperto di terrorismo: primo atto per espandere il territorio dell’Is

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Gli attentati di Parigi sono «un atto di guerra», il primo passo nel «processo di conquista del territorio europeo», in un quadro di «colonizzazione» dell’Occidente. È lo scenario tracciato da Marco Lombardi, esperto di terrorismo, docente di Gestione del rischio e Crisis management alla Cattolica di Milano e responsabile del centro ItsTime (Italian Team for Security, Terroristic Issues & Managing Emergencies) dell’ateneo.

Professore, lei non parla di terrorismo ma di guerra...

«La nostra idea di terrorismo è una idea occidentale, fatta di gruppi che usano il terrore come spinta al cambiamento politico, non all’appropriazione territoriale. Anche l’attentato di Atocha, in Spagna, nel 2004 (10 bombe su 4 treni con 191 morti, ndr) era ancora in una logica di terrorismo che vuole dare una sterzata a un Paese, ed ebbe successo perché fece fallire l’elezione di Aznar. Parigi è invece in una logica evolutiva di espansione del territorio da parte dell’Is, l’unica organizzazione terroristica che controlla un territorio, uno “Stato” appunto».

C’è un salto di qualità rispetto all’assalto alla redazione di Charlie Hebdo?

«Già l’attacco a Charlie era molto interessante perché avevamo davanti foreign fighters addestrati ma senza una guida operativa: avevano il messaggio lanciato via “Inspire” (magazine jihadista, ndr) che a marzo di un anno prima aveva indicato tra gli altri il direttore di Charlie Hebdo tra i bersagli, e su quello si erano organizzati i combattenti di ritorno. Oggi c’è un salto di qualità ulteriore, l’attacco è plurimo. I profili che emergono fanno pensare a foreign fighters, e sono 1500-1600 i francesi che combattono per l’Is, il numero più rilevante in Europa, mentre il passaporto siriano ritrovato mette un punto di domanda sul flusso dei rifugiati. Ma soprattutto sono attacchi di gruppi che si sono coordinati, ed è importante capire come».

Perché?

«Può essere avvenuto in due modi. O “cellulare”, per cui dalla periferia, diciamo Mosul, queste persone hanno ricevuto istruzioni precise che hanno attuato. Oppure una sorta di via di mezzo più pericolosa, e penso si tratti di questo: da Mosul è arrivato il là all’operazione, l’indirizzo generale, ma poi l’operazione è stata auto-organizzata dentro un gruppo di combattenti residenti in Francia, che hanno deciso come e dove agire. Mi orientano a pensare a questo alcuni tweet che inneggiano ai lone warriors, guerrieri solitari, che non sono lone wolf, lupi solitari, soggetti che agiscono da soli, incapaci di usare le armi e che il più delle volte si fanno saltare da soli. Il lone warrior mette insieme la flessibilità dei lupi solitari a competenze militari. Ma se c’è un piano di azione, c’è una grado di prevedibilità maggiore e con l’ intelligence possiamo cercare di intervenire e raccogliere informazioni. Se invece la catena di comando è più debole, allora prevenire è molto difficile».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative