La Nuova Sardegna

Essia: «Barricata a pochi passi dal caos»

di Nadia Cossu
Essia: «Barricata a pochi passi dal caos»

La giovane di Bosa vive vicino al Bataclan: «Lo scorso venerdì ero là ad ascoltare un concerto»

3 MINUTI DI LETTURA





BOSA. Era quasi pronta per uscire e raggiungere gli amici, poi a un certo punto ha guardato il cellulare, ha letto quello che stava succedendo e si è barricata in casa, tra il decimo e l’undicesimo arrondissement – dove si trovano rispettivamente il Bataclan e Rue Bichat – a osservare da dietro le finestre quel continuo e inquietante viavai di ambulanze e auto della polizia. Poco distante, era appena scoppiato il finimondo. «Dovevo andare in centro ma ho fatto in tempo a capire quanto stava accadendo e mi sono chiusa in casa».

Essia Sahli, 25 anni, di Bosa, da tre anni vive e lavora a Parigi. Il suo doveva essere un anno di pausa studio dall’Università, per imparare la lingua e guardarsi un po’ intorno. Ma la passione per il giornalismo le ha aperto una strada, si è creata un’opportunità ed è rimasta in Francia dove attualmente gestisce un giornale online per Melty, un sito di intrattenimento. Sta lavorando all’apertura della sezione moda.

L’inferno di venerdì notte è come se lo avesse vissuto in prima persona: «Ero preoccupatissima per alcuni amici che erano lì vicino, sono rimasti chiusi in un ristorante. Eravamo sempre in contatto. La scorsa settimana, il 6 novembre, ero al Bataclan per un concerto. Dovevo tornarci oggi (ieri, domenica 15, per chi legge ndc) per sentire i Deftones, che oltretutto al momento della sparatoria si trovavano lì, so che sono riusciti a fuggire».

Ieri pomeriggio, ancora terrore. «Sento elicotteri e sirene – scriveva su Facebook quando per un attimo si è diffusa la voce di una nuova esplosione in Place de la Republique – C’è un movimento strano. Si percepisce la paura». Per fortuna l’allarme è rientrato, non l’angoscia però. «Non esiste un popolo più forte e unito – dice Essia – Non vivono a metà, preferiscono continuare a fare ciò che hanno sempre fatto, per non perdere quel famoso “ultimo centimetro” che ci rende liberi. Mi sono sentita al sicuro sin dall’inizio in questa città, sono sempre tornata a casa da sola nel cuore della notte, ho sempre visto donne e ragazzi di ogni età prendere l'ultima metro, chi con le cuffie in testa, chi con un libro in mano, chi senza niente».

Il terrore di venerdì lo ha vissuto anche Simone Tondo, 26 anni, di Macomer, studi all’alberghiero di Alghero, chef pluripremiato. Aveva un locale nel quartiere multietnico di Belleville ed era stato premiato due anni fa come miglior bistrot della Francia. Ora lo ha dato in gestione e ne dirige un altro – il Capucine a due passi da rue Charonne – insieme alla fidanzata Stefania Melis.

«Abbiamo sentito dei colpi, ho capito subito che erano armi automatiche dall’impressionante velocità degli spari. Abbiamo subito accesso la tivù e chiamato i nostri parenti in Sardegna, poi i ragazzi del ristorante, che si erano barricati dentro». Non molleranno: «La paura chiaramente c’è ma abbiamo deciso che terremo il locale sempre aperto, perché amiamo questa città meravigliosa e non possiamo cedere al terrore. Sarebbe davvero la fine, è l’unica nostra arma».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative