Enti locali, si accelera Il voto entro fine mese
No a una nuova deroga: la riforma approderà in Consiglio tra 10 giorni Confermato l’impianto: Cagliari città metropolitana, Unioni per Sassari e Olbia
CAGLIARI. La riforma degli Enti locali, in Sardegna, sarà comunque votata entro il 30 novembre o subito dopo. È questo l’ordine di scuderia per la maggioranza di centrosinistra e poco importa se, a Roma, il Governo è ancora indeciso sulle ex Province.
Roma rinvia. Sì, il ministro Maria Elena Boschi ha fatto capire che «l’impianto della legge Delrio (è quella nazionale sul riordino dei Comuni) va bene così, ma la scadenza per le Regioni per adeguarsi, potrebbe slittare all’inizio del prossimo anno, perché all’ordine del giorno del Parlamento ora c’è la Legge di stabilità», e non ci sarebbe lo spazio per discutere altro.
Cagliari no. La Sardegna che sugli Enti locali ha competenza primaria, è scritto nello Statuto, sembra decisa a non sfruttare comunque la possibilità della nuova deroga, sarebbe la seconda dopo quella che ha posticipato l’ultimatum nazionale da ottobre a novembre. E infatti la commissione Autonomia del Consiglio regionale, presieduta da Francesco Agus (Sel), finora non ha cambiato neanche una virgola del programma di lavori deciso all’inizio del mese.
Stop emendamenti. Oggi, a mezzogiorno, i commissari hanno confermato la scadenza perentoria per la presentazione degli emendamenti alla terza bozza del testo depositato dall’assessore Cristiano Erriu. C’è di più: è possibile che il disegno di legge sia «licenziato» addirittura sin da questo pomeriggio, per permettere che fra una decina di giorni venga inserito all’ordine del giorno del Consiglio regionale. La stesura definitiva dovrebbe essere quella che si conosce da tempo: una sola Città metropolitana, Cagliari, due Unioni rinforzate di Comuni, Sassari e Olbia, e poi una quarantina di aggregazioni fra i Comuni. Sarà quasi certamente questa la mappa presentata in aula dal vicecapogruppo del Pd Roberto Deriu: sarà lui il relatore di maggioranza.
Le correzioni della Giunta. Quelle presentate dalla maggioranza e in particolare dalla Giunta dovrebbero essere una cinquantina e comunque tutte concordate. A cominciare dai poteri assegnati alle Unioni metropolitane, saranno molto simili a quelli riconosciuti a Cagliari dalla legge nazionale, insieme alla garanzia di una «corsia preferenziale» – uguale a quella concessa alle Unioni montane – nei progetti e negli investimenti, dal Fondo unico (i trasferimenti dalla Regione ai Comuni) ai fondi europei. È possibile che gran parte delle correzioni siano approvate da subito in commissione, per far arrivare il testo in aula più o meno blindato. C’è però chi prospetta anche un’altra decina di emendamenti segreti: la Giunta si riserverebbe di presentarli al Consiglio a seconda di come andrà il dibattito e semmai come «risposta celere» a sempre possibili ritorni furiosi delle rivendicazioni territoriali.
La minoranza a carte coperte. È quasi certo invece che l’opposizione non presenterà emendamenti in commissione. Forza Italia ha deciso, i Riformatori ci stanno pensando, l’Udc lo stesso. Solo i sardisti e l’Uds vorrebbero scoprire subito le carte. A spiegare la strategia del «ci vediamo in aula» è il vicepresidente della commissione Autonomia Stefano Tunis (Fi). «Non ci fidiamo più – è la conferma – di una Giunta che prima concorda un testo, poi nel dibattito pubblico lo stravolge con emendamenti sostitutivi usciti chissà da quale cilindro. L’ha fatto con la legge sul riordino del personale della Regione e sull’edilizia. Questa volta non cadiamo nella trappola e allora sì vedremo se la maggioranza è davvero compatta come sbandierato dalle segreterie di partito». (ua)
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