La Nuova Sardegna

La donna in coma resta in attesa

di Daniela Scano
La donna in coma resta in attesa

Sassari, il centro riabilitativo è ora “vietato”. I familiari: «Ci dicano cosa fare»

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SASSARI. Ogni giorno che passa senza riabilitazione per lei è un giorno trascorso inutilmente. Ieri Adele ha perso altri 1440 minuti sulla tabella di marcia del possibile “risveglio” dopo l’ictus che il 24 ottobre l’aveva fatta precipitare nel coma. Più di 1400 minuti che vanno ad aggiungersi ai 31mila già passati invano. Per una persona nelle condizioni di Adele, ogni istante può essere prezioso per recuperare qualche funzione psicofisica o per non perderne altre.

La donna sassarese ricoverata nel reparto di Rianimazione del “Santissima Annunziata” non è stata ancora trasferita in un centro specializzato nella neuroriabilitazione. Non al “Santa Maria Bambina”, centro di eccellenza dell’Oristanese dove da anni vengono assistiti pazienti nelle sue condizioni, ma neppure in un altro centro di cura nella penisola. In Sardegna, infatti, non ci sono altre strutture dove può essere avviato il protocollo riabilitativo della cinquantaseienne sassarese. Il Brotzu ha sei posti letto, tutti occupati, e il centro di eccellenza dell’ospedale San Martino di Oristano non è stato aperto. La Asl di Sassari, che sta seguendo il caso di Adele, ha deciso di non decidere in attesa di una risposta che non è arrivata neppure ieri. I vertici della Azienda sanitaria non hanno scritto un comunicato ufficiale, ma ufficiosamente hanno fatto sapere che la paziente resta ricoverata in Rianimazione.

Adele è una paziente in “codice 75”: come vengono chiamati i malati in coma o i tracheotomizati non autosufficienti. Per questo, nonostante i medici sassaresi l’abbiano dichiarata fuori pericolo e pronta al trasferimento in un centro specializzato nella neuroriabilitazione, non è stata ancora trasferita al “Santa Maria Bambina”. La struttura non accoglie più questi malati perché il piano regionale per la riabilitazione ha assegnato questi pazienti al costituendo reparto dell’ospedale San Martino. Un centro di eccellenza che però deve essere ancora aperto. Insomma, in questo momento in Sardegna non c’è un luogo dove la donna sassarese possa essere ricoverata.

Ieri la paradossale storia di assistenza negata ha provocato numerose reazioni. Daniele Cocco, consigliere regionale di Sel, ha presentato una interrogazione al presidente della Regione Francesco Pigliaru e all’assessore della Sanità Luigi Arru. Dopo avere ripercorso le tappe della vicenda, arrivata all’assurdo stallo, Cocco ha chiesto ad Arru e a Pugliaru «quali misure intendo adottare al fine di scongiurare il grave rischio per la saluta di decine di pazienti che si trovano in attesa di essere assistiti in un centro ospedaliero di neuro-riabilitazione».

Marcello Orrù, vice presidente della commissione Sanità, ha scritto a Luigi Arru «per chiedergli di mettere in campo ogni azione che garantisca ad Adele di essere trasferita presso l’istituto Santa Maria Bambina di Oristano. È grave che oggi l'istituto abbia posti liberi per accogliere Adele ma non possa farlo a causa del blocco imposto dal piano sanitario della Regione».

Da parte sua, Luigi Arru ha chiarito di non avere «mai detto che il Santa Maria Bambina non deve fare ricoveri». «In attesa che il reparto di Oristano vada a regime – ha detto anche l’assessore –, individueremo una soluzione transitoria, che sia amministrativamente percorribile».

Al compagno, ai familiari e ai tanti amici di Adele, però, le parole «in attesa che...» sembrano troppo vaghe. «Mi devono dire dove posso portare la mia compagna, affinché possa essere assistita adeguatamente come è suo preciso diritto» sbotta Mario. Il fratello della donna parla esplicitamente di «diritto negato all’assistenza». I tempi della burocrazia fanno paura a chi, come loro, per la salvezza di Adele considerano preziosi anche i minuti.

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