La Nuova Sardegna

La riabilitazione nel reparto che non c’è

La Regione ferma i ricoveri al Santa Maria Bambina: sì al San Martino, ma manca l’accreditamento. Le spiegazioni di Arru

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ORISTANO. Un incrocio di lettere, comunicati, incontri e annunci. Il caso della donna 56enne di Sassari, ricoverata in rianimazione al Santissima Annunziata in attesa di un trasferimento in un centro che pratichi la neuroriabilitazione, ha scatenato ieri una serie di reazioni e diversi tentativi di trovare una soluzione. Per la signora sassarese colpita da un ictus e per diverse altre persone nella sua condizione.

Il Centro Santa Maria Bambina di Oristano ha le caratteristiche per svolgere i trattamenti di riabilitazione, i cosiddetti “risvegli”. Ma la Asl ha bloccato i nuovi ricoveri. Su indicazione dell’assessorato regionale alla Sanità, come spiega una nota della stessa azienda sanitaria oristanese: «Il 26 ottobre 2015 il commissario straordinario Maria Giovanna Porcu ha ricevuto dall'assessorato una nota scritta con la quale si osservava che i posti letto di neuroriabilitazione (il cosiddetto codice 75) “non possono essere gestiti presso l'Istituto Santa Maria Bambina, poiché trattasi di struttura territoriale”».

Questi posti letto possono essere gestiti solo da strutture ospedaliere: sino ad allora il Santa Maria Bambina aveva usufruito di deroghe, che la Regione non intende più concedere. Così l’Asl 5 ha deciso, dal 3 novembre, di «sospendere tutti i nuovi inserimenti di neuroriabilitazione presso l'Istituto Santa Maria Bambina».

«Non siamo insensibili burocrati - si difende l’assessore Luigi Arru -, ci atteniamo alle leggi e non abbiamo mai detto che il Santa Maria Bambina non deve fare ricoveri. Alla direzione del Rimedio, la Asl ha comunicato che sarebbero cessati i nuovi ingressi con il codice 75, cioè un regime ospedaliero che la struttura non ha».

L’assessore ricorda che la situazione del centro oristanese ha origine in altre legislature: «Non sono stato io a creare il doppione tra il Santa Maria Bambina e il San Martino di Oristano».

L’ospedale di Oristano ha infatti pronto un reparto di neuroriabilitazione: «Siamo in attesa dalla Regione - chiarisce l’Asl 5 - dell'accreditamento per la struttura e dell'autorizzazione all'assunzione di nuovo personale da destinare allo stesso reparto». Ora, però, i malati non possono essere ricoverati al Santa Maria Bambina, che non è un ospedale, ma neppure al San Martino, dove il reparto non è attivo.

Ieri sera i consiglieri regionali dell’Oristanese (Antonio Solinas, Augusto Cherchi, Oscar Cherchi, Gianni Tatti e Attilio Dedoni) hanno incontrato l’arcivescovo Ignazio Sanna (la Curia è proprietaria della struttura del Rimedio) per ipotizzare una soluzione. La questione dell cosiddetto Codice 75 non è derogabile. Oggi i consiglieri regionali chiederanno però all’assessore una nuova autorizzazione provvisoria che consenta al Santa Maria Bambina di continuare ad accettare ricoveri sino a quando il reparto del San Martino non sarà funzionante. Cosa che era stata anche già annunciata dallo stesso assessore Arru in un comunicato del 5 ottobre: «Il Santa Maria Bambina potrà continuare con i ricoveri, nelle more della definizione di una soluzione giuridico-amministrativa». Qualcosa, evidentemente, è cambiato dal 5 al 26 ottobre, data in cui l’assessorato ha imposto lo stop all’Asl 5.

L’assessore Arru ieri ha ribadito che «da parte dell'assessorato c'è la massima attenzione per la situazione della struttura del Rimedio, che riconosciamo come eccellenza nel suo settore e che riteniamo debba continuare a svolgere la sua meritoria attività. D'intesa con la Asl e con la Diocesi, stiamo cercando una soluzione tecnico-giuridica per consentire al Santa Maria Bambina di proseguire nella sua attività di riabilitazione, in rete con il nuovo reparto del San Martino. In attesa che il reparto di Oristano vada a regime, individueremo una soluzione transitoria, che sia amministrativamente percorribile».

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