Nuova rete ospedaliera bocciata dalla Cgil
Il disegno di riordino non piace. Si teme che molte realtà si ritrovino orfane di servizi essenziali
CAGLIARI. La bocciatura forse è troppo, ma certo la Cgil-Funzione pubblica non è entusiasta dell’ultima bozza di riordino della rete ospedaliera. Aspettava l’assessore per dirglielo forse a muso duro, ma il faccia a faccia, è saltato. «Peccato, era questa l’occasione giusta per capire meglio quello che finora abbiamo solo letto. Sarebbe stato utile per lui e anche per noi confrontarci», è stata la punzecchiatura di Nino Cois, segretario generale del sindacato, nell’aprire il convegno: «Diritto alla salute in un sistema sanitario che cambia». Il sindacato l’ha organizzato a cinque giorni esatti dalla presentazione ufficiale della «rete ospedaliera 2.0» da parte della Giunta. Ebbene, nella relazione introduttiva Roberta Gessa, segretario regionale, è stata : «Ho paura – sono state le sue parole – che finora qualcuno se la sia suonata e cantata senza tener conto della realtà e soprattutto le alternative agli ospedali sono ancora troppo fumose». Il resto delle critiche sono arrivate dai territori. Antonello Congiu del Sulcis ha puntato il dito contro «decisioni che invece di fermare lo spopolamento lo favoriscono», perché «da noi lo Stato è scomparso da tempo, e la Regione che fa? Riduce a poliambulatorio un nostro ospedale». Per Angela Moni della segretaria di Nuoro: «I parametri nazionali usati come scudo dalla Regione, alla fine non possono essere utilizzati per umiliare le eccellenze sanitarie di un territorio, come accadrà con il San Francesco, relegato a ospedale di primo livello seppure rinforzato anche non abbiamo ancora capito bene come e dove». Luisella Maccioni della Cgil-Fp della Gallura ha detto: «Da noi, a conti fatti, ci sarà un taglio di 82 posti letto e questa scelta decreterà il collasso della sanità pubblica, mentre è esaltata la presenza del privato (leggi Mater Olbia) cui saranno trasferite anche molte risorse pubbliche». E sul casa di cura finanziata dal Qatar ha aggiunto: «Non eravamo e non siamo d’accordo se anche la sanità finisce per essere legata agli umori di questo o quel finanziatore». Salvatore Terrosu di Sassari ha alzato i toni: «Sin da subito abbiamo detto che le riforme non si possono fare a tavolino e con la calcolatrice in mano. Purtroppo è accaduto questo ed è inaccettabile». A concludere quello che è stato un processo in piazza alla bozza Arru – «sarebbe bastato che ci avesse ascoltato, noi sì che conosciamo bene cosa chiedono i cittadini» – è stato il segretario nazionale della Cgil-Fp Rossana Dettori, che è sarda. «Ci saremmo aspettati – ha detto – un piano di riforma sanitaria complessivo, non a compartimenti stagni e cominciato dagli ospedali, non dalle Asl. Non ci si può basare solo sul calcolo dei posti letto senza pensare a una riorganizzazione dei servizi socio-assistenziali sul territorio. Siamo molto perplessi e preoccupati: non vorremmo che questa riorganizzazione, seppure necessaria vista la spesa fuori controllo, oltre all’abbattimento dei costi non provocherà anche quello dei servizi. Se così fosse, sarebbe la fine del diritto alla salute». (ua)
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