Addio a Cervi, firma del “Giornale”
Uno dei decani del giornalismo italiano si è spento ieri a 94 anni
MILANO. È stato dato durante la riunione di redazione di questa mattina, e non poteva essere altrimenti dopo una vita dedicata al giornalismo, l’annuncio della morte di Mario Cervi, colonna portante e fondatore del “Il Giornale”, che lo rimpiange oggi come «un personaggio di primo piano per qualità e limpidezza di comportamenti». Dal quotidiano ricordano che la vita professionale del 94enne giornalista, che fino agli ultimi giorni si recava tutti i giorni in via Negri per rispondere alle lettere dei suoi numerosi lettori, è stata segnata da due tappe: il “Corriere della Sera” e “Il Giornale”.
«Noi eravamo già pronti per partire quando Cervi arrivò dal Cile dove era stato inviato dal “Corriere” per la crisi che portò Pinochet al potere. Mandammo il suo amico Corrado a spiegargli la situazione e a proporgli di aderire alla nostra iniziativa. Aderì subito - raccontano - per la colleganza con i tanti colleghi che erano al “Giornale” e per la sua grande stima per Montanelli, il quale poi lo scelse come suo collega e collaboratore per concludere la sua “Storia d'Italia”». Un lavoro a quattro mani iniziato quando Montanelli dovette impegnarsi anche come direttore e chiese la collaborazione del suo collega. Cervi scriveva e Montanelli aggiungeva la firma: «Le introduzioni o postfazioni erano però di Indro e davano il tocco di grazia».
Prima delle collaborazioni con Montanelli, Cervi aveva già scritto da solo saggi come “Storia della guerra di Grecia”, uscito nel 1965, figlio della sua esperienza durante la Seconda guerra mondiale come ufficiale di fanteria in Grecia dove conobbe quella che poi diventò sua moglie, Dina Ciamandani, nella cui casa trovò rifugio dopo essere sfuggito ai nazisti. Il suo ultimo saggio è del 2007, scritto a 4 mani con Nicola Porro e intitolato “Sprecopoli. Tutto quello che non vi hanno mai detto sugli sprechi della politica”. Negli ultimi tempi, anche se «molto avanti con gli anni», Cervi - ricordano dal Giornale - «era ancora giovanile sul lavoro e imbattibile per la memoria».
Un anno fa era stato lui a ricevere con Alessandro Sallusti l'Ambrogino d'oro conferito dal Comune di Milano al quotidiano per i suoi 40 anni di storia. A “Libero”, che gli aveva chiesto quale fosse a suo avviso la sua bravura giornalistica, aveva risposto: «Credo di essere stato chiaro, credibile e, nei limiti del possibile, onesto». E, sempre al quotidiano di Maurizio Belpietro, Cervi aveva parlato del suo rapporto con la morte: «Non sono credente. Sarei felice di pensare che me ne vado a vedere i miei cari, mia moglie, mia madre. Ma non riesco a crederci».
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