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Brutalità sinonimo di paura Così non si ottiene la pace

di GIANCESARE FLESCA
Brutalità sinonimo di paura Così non si ottiene la pace

di GIANCESARE FLESCA L’esistenza stessa dell’Is e le sue orride imprese potrebbero scalzare ogni remora etica o religiosa sulla risposta militare di Hollande, lasciandogli riesumare il concetto di...

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di GIANCESARE FLESCA

L’esistenza stessa dell’Is e le sue orride imprese potrebbero scalzare ogni remora etica o religiosa sulla risposta militare di Hollande, lasciandogli riesumare il concetto di «giusta guerra». Un concetto scivoloso invocato ogni volta in cui la comunità internazionale si mostra politicamente debole di fronte alla brutalità di un regime o di un dittatore, alimentando così il più antico e più pericoloso dei sentimenti umani: la paura. Se poi qualcuno ti porta la guerra in casa nel frastuono di un venerdì gioioso, allora l’idea di “fargliela pagare” diventa impellente. Anche se rappresenti il Paese della tolleranza e della ragione. Anche se hai guardato dall’alto il re di Giordania per aver scatenato a suo tempo i propri caccia sulle terre del Califfo solo dopo che quest’ultimo aveva bruciato vivo dentro una gabbia e in diretta televisiva uno dei piloti della Reale aviazione, il cui paracadute fu portato dal vento proprio fra le mani dei carnefici. In quel caso la reazione fu accettata, sia pure con qualche riserva, da tutta l’opinione pubblica occidentale, alla quale venne spiegato che Hussein era un re beduino, e che i beduini conoscono una sola legge, quella della vendetta. Il laico Hollande, il socialista Hollande, a ben guardare si è mosso esattamente come il piccolo sovrano hascemita. À la guerre comme à la guerre il presidente francese ha giurato di essere “spietato” (immune perfino dalla latina pietas)con i terroristi finchè essi avranno vita. Improvvisamente, il più impopolare fra gli inquilini dell’Eliseo nella Quinta Repubblica ha avuto un balzo nei sondaggi, la stampa ne ha apprezzato «fermezza e dignità», il Parlamento l’ha applaudito cantando con lui la Marsigliese. Mostrandosi politico saggio e prudente, Hollande non ha invocato però la clausola 5 dell’accordo Nato che impone ad ogni stato membro dell’organizzazione di intervenire in caso di aggressione ad un altro socio. Forse sarebbe stato troppo. Meglio invece chiedere solidarietà dai paesi dell’Unione Europea, anch’essi tenuti a difendere i diritti di ogni paese membro. Così, senza parere, l’Europa è (forse) in guerra con Al Baghdadi. Prima o poi vinceremo, certo, ma in che modo?

Ogni volta che un Mirage parte per un raid, chi ha memoria ricorda che nel 2011, partendo da raid di “grandeur” come questi, Sarkozy e con lui Blair precipitarono la Libia in un caos irrimediabile, quattro anni di guerra per bande e violenze d’ogni sorta, nel tentativo di prendere il posto che era stato di Gheddafi.Conviene dunque a tutta la coalizione impedire che ciò si ripeta e che il rumore delle armi sia tenuto il più basso possibile, per non escludere definitivamente ogni soluzione politica. Soluzione politica?

Ma quale soluzione può esserci di fronte a un esercito definito dal segretario di Stato americano «una banda di psicopatici sanguinari»? Hollande dovrebbe riesumare le parole di uno straordinario statista che usava dire: «Politique d’abord». Politica in primo luogo, Il modo per sconfiggere l’Is c’è, l’unica cosa chiara è che il Califfo non può scomparire grazie all’Occidente e alla Russia. Se così fosse troverebbe nuova linfa il piagnisteo che consente agli jihadisti di sopravvivere, con le armi della ottusa recriminazione, dell’ignoranza e di una religione distorta ad arte. Il colpo fatale dovrà dunque essere portato proprio da quei paesi arabi, in teoria filo-occidentali,che hanno generosamente finanziato e protetto generazioni di terroristi, a partire da Bin Laden. Bin Laden è morto, Al Baghdadi morirà anche lui, assediato in una moschea. Così però non si otterrebbe la pace ma solo il rinvio di una resa dei conti fra mondo islamico e mondo cristiano. In primo luogo, deve capirlo la grande maggioranza dei fedeli musulmani: ostili al terrorismo, essi sono rimasti colpevolmente invischiati nelle sue trame, nelle sue paranoie, nel suo odio. Si può vincere davvero soltanto aprendo un dialogo generoso ma non ignavo nei loro confronti, costringendo anch’essi a fare i conti con se stessi. Altrimenti vedremo in onda ogni sera la stessa pellicola, di ineguagliabile vigore: “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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