La Nuova Sardegna

Scofield e Lovano, jazz nel segno di Faulkner

di Walter Porcedda
Scofield e Lovano, jazz nel segno di Faulkner

All’Auditorium di Cagliari: un migliaio di spettatori da tutta l’Isola per un concerto da leggenda

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CAGLIARI. “Il passato non è mai passato. Non è nemmeno morto”. E’ il chitarrista John Scofield a citare questo passo da “Requiem per una suora” (romanzo di William Faulkner tra teatro e narrativa), per mettere a fuoco la sua opera recente, “Past present”, album inciso per la Impulse e presentato domenica in un gremito Auditorium del Conservatorio (sold out) da Jazz in Sardegna, in collaborazione con il Cedac. Con Scofield un’altra gloria del jazz contemporaneo, il sassofonista Joe Lovano e quell’altra star del batterista Bill Stewart che con il contrabbassista Larry Granadier (sostituito in modo eccellente l’altra sera da Ben Street), costituisce da tempo una delle più scintillanti formazioni in circolazione. Un quartetto compatto e di grande feeling in grado raggiungere dal vivo lo stato dell’arte.

Tornando a Faulkner anche il jazz ha forti radici nel passato, ma come quel passato continua a vivere nel nostro tempo? Non è forse dall’incontro tra memoria e presente che si costruisce anche il futuro? Interrogativi a quali è lo stesso straordinario chitarrista a dare risposte inequivocabili con una musica che dal vivo avvolge e tiene svegli.

Non c’è nulla di certa contemporanea tendenza a bruciare generi e stili in un sincretismo post avantgarde, piuttosto un jazz di chiara e immediata riconoscibilità. Melodie orecchiabili, ritmo da vendere,all’insegna del dinamismo più ricercato. E, soprattutto dal vivo, una formidabile macchina del suono con punte di superba improvvisazione.

Roots e groove. Un set che scala il cielo con progressiva e magnetica potenza. Si apre con un pezzo di Lovano “Cymbalism”, con il sax tenore che veloce lancia il tema, subito agguantato dalla chitarra di Scofield che impreziosisce con ricami pregiati, assolutamente in feeling , sin dalle prime battute, con un clima fattosi immediatamente torrido.

Quello giusto per aprire alla scaletta di motivi tutti di Scofield, ripresi dall’ultimo album. Brani in cui si riconosce una certa originale epica compositiva. Niente di sperimentale o di ricerca, bensì composzioni fatte per essere suonate con passione, voglia blues e persino in modo gioioso (così come è stato percepito anche dal migliaio di fans giunti da tutta l’isola).

Ecco le impennate funky di “Museum”, i soli da leggenda di Scofield e Lovano, con i tempi che subiscono continue accelerazioni e cambi grazie alla formidabile maestrìa del drummer Stewart. Memorabili quelli di “Chap dance”, pezzo di solida progressione, nel valzer “Hangover” e nella corposa title track “Past Present”.

Tra Scofield e Lovano c’è una intesa da brivido. Lovano dal vivo poi è un compendio straordinario di storia del jazz. Riecheggia i grandi, da Coltrane a Redman, omaggia Ornette Coleman in “Ettenro”, ma è grande anch’egli di suo. Raffinato quanto basta e rapido nello swing. Scofield, suo degno partner, fine cesellatore con enciclopedico sapere chitarristico, costruisce così un set di bella varietà, dai richiami fusion e funky. Che dopo le pregevoli “Slinky” e “Full Sun” si congeda nel bis con il groove d’annata , “Chariots”.

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