La Nuova Sardegna

Parigi, blitz anti-jihad Tre uccisi, otto arresti

di Maria Rosa Tomasello

A Saint Denis assalto al covo dei terroristi: «Progettavano nuovi attacchi» Fonti di stampa: morto anche Abdelhamid, “mente” delle stragi di venerdì

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ROMA. Non ci sarà nessuna conferma ufficiale fino al risultato del test del Dna. Ma Abdelhamid Abaaoud, la “mente” delle stragi del venerdì di sangue di Parigi, sostiene il Washington Post citando fonti di intelligence europea, è morto nel gigantesco blitz delle forze dell’ordine a Saint Denis, banlieu a nord di Parigi, dove all’alba di ieri la caccia ai killer scatena un inferno di fuoco. L’obiettivo è smantellare la cellula terrorista che ha organizzato o sostenuto i tre commando kamikaze del 13 novembre, di cui potrebbe far parte anche Abaaoud, 28enne belga di origine marocchina, ritenuto a capo di una rete di reclutamento di foreign fighters. L’uomo, la cui presenza era stata segnalata da un testimone, potrebbe essere uno dei tre terroristi rimasti uccisi nell’appartamento assediato insieme alla cugina Haisna Aitboulahcen, 26 anni, che si fa saltare per aria nelle fasi iniziali del blitz. Alla fine di una giornata interminabile il procuratore di Parigi François Molins dichiara che Abaaoud e Salah Abdeslam, l’ottavo killer di Parigi in fuga dopo gli attentati, non sono tra gli otto arrestati. Ma non chiarisce se uno di loro o entrambi possano essere tra gli uccisi ancora da identificare. Dal Belgio però anche il Dernier Heure e il De Standaard annunciano che Abaaoud è morto. Di certo il gruppo preparava nuovi attacchi, con ogni probabilità al quartiere degli affari della Defence e all’aeroporto di Roissy “Charles de Gaulle”: «I terroristi presi avrebbero potuto colpire» dichiara il ministro dell’Interno Berard Cazeneuve dopo una notte di nuove perquisizioni in tutto il Paese, 118, con 25 fermi e 34 armi sequestrate.

Dal telefono al covo. Alla tana dei terroristi, al terzo piano del numero 8 di rue Corbillon - secondo iTele on line - gli investigatori arrivano seguendo i movimenti di Hasna, che dopo gli attentati di Parigi viene tenuta sotto controllo. Ma anche il cellulare ritrovato fuori dal teatro Bataclan “parla”. Sono da poco passate le 4 quando, dopo avere evacuato l’edificio in cui si trova il covo, a 800 metri dallo Stade de France - luogo di uno dei tre attacchi kamikaze di venerdì - le teste di cuoio entrano in azione. I testimoni parlano di 15 minuti di spari ininterrotti, seguiti da una violenta esplosione e quindi da una nuova pioggia di proiettili: cinquemila colpi vengono sparati durante il raid, rivelerà più tardi il procuratore. I terroristi - almeno cinque dentro l’appartamento - reagiscono barricandosi in casa, protetti da una porta blindata che viene abbattuta dopo oltre un’ora. Tutta la zona di rue de la Republique viene chiusa, alla gente viene chiesto di restare al sicuro dentro casa: 15mila persone restano bloccate. Dura sette interminabili ore l’assalto, durante le quali cinque agenti restano feriti e anche la polizia conta una vittima. È Diesel, un pastore belga addestrato al ritrovamento di esplosivi che viene inviato per primo dentro l’edificio a caccia di ordigni e ucciso.

Attorno alle 11.30 tutto è finito: «Terroristi neutralizzati» comunica la polizia, anche se l’operazione per la messa in sicurezza del quartiere proseguirà fino a tarda sera. Viene persino sfondata a colpi d’ascia la porta di una chiesa vicina al covo. Gli arrestati sono otto, quattro dei quali sono solo «sospetti»: due si nascondevano in mezzo alle macerie dell’alloggio distrutto. Dentro la casa vengono trovati i resti di due corpi: quello dilaniato della ragazz e quello crivellato di colpi di un uomo, e forse i resti di un terzo, schiacciato sotto le macerie dell’appartamento devastato. Le analisi del Dna per risalire all’identità dei morti sono già in corso. Ma neppure le identità dei vivi - una donna e sette uomini - vengono rese note. Uno dei fermati però è conosciuto: è il proprietario dell’alloggio che, mentre viene portato via, dichiara: «Un amico mi ha chiesto di ospitare due suoi amici per qualche giorno e l’ho fatto: non sapevo che fossero terroristi».

L’sms prima del massacro. Il procuratore conferma intanto che dal telefonino ritrovato in un cestino dell’immondizia vicino al teatro Bataclan è partito un messaggio alle 21.42 di venerdì: «Abbiamo iniziato». Il destinatario però è ancora ignoto. Le indagini sui membri del commando fanno emergere nuove falle dell’intelligence: i due fratelli Abdeslam - Brahim, suicida allo stadio, e Salah, ora in fuga - furono fermati e interrogati dalla polizia in Belgio prima degli attacchi, ma furono rilasciati perché «non davano segno di costituire una potenziale minaccia». Brahim aveva tentato di raggiungere la Siria, ma era riuscito ad arrivare solo in Turchia, e fu proprio quel viaggio ad accendere i riflettori su di lui. Era partito per la Siria in febbraio anche Bilal Hafdi, belga, uno dei kamikaze dello stadio: «Non c’è posto per me in questo Paese» aveva detto al fratello prima di partire il giovane, che studiava da elettricista. Secondo un’ipotesi circolata sui media francesi, i componenti del commando prima di agire potrebbero avere assunto Captagon, una anfetamina che provoca euforia ed elimina la sensazione di paura: si tratta di una droga sintetica che contiene fenitillina, molto diffusa in Medio Oriente e tra gli jihadisti in particolare, e già usata in passato in attacchi terroristici come nella strage sulla spiaggia di Sousse in Tunisia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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