Renzi: «No a leggi speciali e più soldi sulla sicurezza»
Intervista del premier a Sky: «Dobbiamo avere il coraggio di non rinchiuderci» Mattarella: «Garantire l’incolumità senza rinunciare alle libertà conquistate»
ROMA. «La legge di Stabilità per il 2016 aveva già più soldi del 2015 sulla sicurezza. Nei prossimi 15 giorni verificheremo se possiamo mettere più denari». Matteo Renzi torna a parlare degli attentati terroristici a Parigi e lo fa nel corso di un’intervista a SkyTg24 che gli offre l’opportunità di usare parole rassicuranti, di mantenere la linea della prudenza e del buon senso. «Dobbiamo avere il coraggio di non rinchiuderci. Teniamo alti i livelli di sicurezza, intensificheremo i controlli, ma senza rinunciare alla libertà e alla nostra identità. Il tema è molto complesso: niente isteria, bisogna trovare un equilibrio, l’Italia ha una grande forza di reazione» dice il premier, annunciando che la prossima settimana farà una proposta a tutti i partiti per “un’operazione Paese”, ossia un investimento ulteriore non solo in sicurezza ma anche per il recupero di determinate realtà. «Perché le periferie non possono essere luoghi di nessuno» puntualizza Renzi, che non crede ci sia un nesso diretto tra i bombardamenti francesi sulla Siria e quello che è avvenuto a Parigi e, soprattutto, esclude in modo categorico la possibilità di varare nuove leggi speciali.
«Noi faremo tutto ciò che serve per ridurre al minimo il pericolo ma prima di tutto serve un lavoro di intelligence. In ogni caso» taglia corto il presidente del Consiglio «escludo nel modo più categorico una modifica costituzionale sui temi della sicurezza e del contrasto al terrorismo. Non credo che la priorità siano leggi speciali». Massima attenzione sarà posta anche per il Giubileo. Partendo dalla convinzione che tutti i Paesi europei hanno «lo stesso grado di rischio», Renzi fa notare che il Papa è «sempre» un possibile obiettivo e quindi non prende nemmeno in considerazione l’idea di annullare il Giubileo: «Non esiste proprio. Il Papa sempre Papa è. Roma è la città che ospita la sede della cristianità. Ne siamo molto orgogliosi e siamo molto grati a Francesco anche per il lavoro che ha fatto in politica estera. Per il resto calma e gesso». Sul piano della diplomazia internazionale il premier si dice invece a favore della posizione avanzata da Putin: «Una coalizione contro il terrorismo come fu fatto contro Hitler è una posizione giusta. E sarebbe molto positivo riportare la Russia al tavolo della coalizione internazionale». Quanto all’immigrazione, per il presidente del consiglio non serve chiudere le frontiere per bloccare il terrorismo perché «i terroristi usano gli aerei di linea, non usano i barconi». L’immigrazione, insomma, non c’entra niente.
Sulla questione ieri è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Lo ha fatto da Firenze dove ha invitato tutti a non rinunciare alla libertà. «Il terrore vuole snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro. Dobbiamo garantire sicurezza ai nostri cittadini senza rinunciare alle libertà conquistate» ha detto il capo dello Stato, per il quale nel dna italiano ed europeo c’è uno «straordinario impasto» di cultura, di umanità, di idee di libertà e di relazioni sociali. «E questo» aggiunge Mattarella «è parte della vita che viviamo. Dobbiamo tenerlo presente nel momento in cui il terrorismo sferra il suo attacco». E ancora: «È una tentativo di guerra globale dalle modalità inedite quello che sta deturpando l’inizio del nuovo millennio. Dobbiamo essere uniti e determinati e insieme affermare i principi del nostro umanesimo».
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