«Abaaoud è morto nell’assalto al covo»
La conferma della procura dopo il test del Dna: era la “mente” delle stragi Incertezza su Salah. La stampa: «Ucciso». Il premier: «Non sappiamo dov’è»
ROMA. È finita sotto le macerie dell’appartamento di rue Corbillon la “gloriosa” parabola jihadista di Abdelhamid Abaaoud, belga di origini marocchine, ritenuto la “mente” della mattanza di Parigi, il foreign fighter che voleva «terrorizzare i crociati che hanno scatenato la guerra contro i musulmani in Iraq e Siria». Il suo corpo crivellato di colpi è stato ritrovato sotto i crolli dell’appartamento di rue Corbillon, a Saint-Denis, periferia di Parigi, finito mercoledì al centro di un assedio militare senza precedenti nella caccia ai killer. Abbandonate le cautele delle prime ore, il giorno dopo il blitz delle teste di cuoio dentro il covo la procura di Parigi conferma le indiscrezioni di stampa: Abdelhamid viene formalmente identificato come uno dei tre uccisi nel raid, grazie alla comparazione di tracce di Dna. L’uomo, che secondo il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ha avuto «un ruolo chiave» nelle stragi di venerdì 13 ed era coinvolto nell’organizzazione di quattro dei sei attentati sventati in Francia quest’anno dopo la primavera. Sulla sua testa pendeva una condanna in contumacia a 20 anni perché riconosciuto a capo di una rete di reclutamento di terroristi nella città di Verviers.
«Morto anche Salah». Per il quotidiano belga Derniere Heure, che mercoledì per primo aveva dato la notizia della morte di Abaaoud, sarebbe morto a Saint-Denis anche il super-ricercato Salah Abdeslam, 26enne francese residente in Belgio, uno dei componenti del commando di Parigi, che un video choc diffuso ieri dal Daily Mail on line mostra durante l’assalto armato in un caffè di Parigi. Ad avvalorare le indiscrezioni, c’è anche la conferma dell’intelligence italiana, che resta in attesa di ricevere la notizia in via ufficiale dagli 007 francesi: la risposta sull’identità del terzo terrorista dovrebbe arrivare dall’esame del Dna. L’interesse dell’Italia è determinato dalla scoperta che Salah sarebbe transitato sul nostro territorio nazionale rientrando dalla Siria per raggiungere il Belgio. Una dichiarazione del premier Manuel Valls lascia intuire tuttavia che Salah potrebbe essere ancora vivo e libero: «Non sappiamo se sia in Francia o in Belgio» .
Un testimone belga, riferisce il quotidiano Sud info, ha raccontato di aver visto Salah martedì sera a Molenbeek, il quartiere arabo di Bruxelles: «Mi ha detto di sentirsi sopraffatto e di essersi spinto troppo oltre, e mi ha detto di mettere in guardia suo fratello Mohammed dall’estremismo». Nella mattina dello stesso giorno Abdeslam era stato avvistato a Chimay, nelle Ardenne belghe: secondo le segnalazioni l’uomo avrebbe lasciato un albergo, allontanandosi con un furgoncino Citroen bianco.
Le ultime ore di Abaaoud. Non è ancora chiaro, spiega il procuratore François Molins, se Abdelhamid si sia fatto esplodere nell’appartamento, seguendo l’esempio della cugina Hasna Aitboulahcen. È probabile invece che la ragazza abbia invece azionato la cintura esplosiva per difendere il cugino durante l’incursione delle forze speciali. «Dov’è il tuo compagno?» urlano ad Hasna durante l’incursione, e lei, prima di andare incontro al suo destino per due volte ripete: «Non è il mio compagno». Il dialogo brevissimo, dai toni concitati, è stato registrato in un video diffuso dalla tv Rtl. La presenza di Abdelhamid a Parigi coglie di sorpresa i servizi, che inizialmente avevano pensato a una “regia” dalla Siria. Il jihadista invece è in Francia, dove viene segnalato, «soltanto il 16 novembre dai servizi di un Paese extraeuropeo» rivela Cazeneuve. Il giorno dopo le stragi, riferisce una testimone, Amel Alla, a Skynews, il giovane beveva birra e fumava canne nel quartiere. «Indossava abiti tradizionali musulmani ed era in compagnia di otto-dieci ragazzi - ricorda la donna - dopo qualche ora io e mia sorella abbiamo visto la sua foto in tv».
Le donne dell’Is. Oltre a organizzare attentati, Abaaoud continuava nella sua opera di proselitismo per il Califfato: secondo quanto ha rivelato il ministro dell’Interno di Spagna Jorge Fernandez Diaz, stava cercando di reclutare donne in Spagna per portarle a Raqqa, roccaforte dell’Is in Siria: «Cercava di convincere spagnoli, soprattutto donne, sui socialnetwork, a unirsi all’Is e a ripopolare il Califfato». È probabile che si debba a lui la fede jihadista della cugina Hasna, imprenditrice (era stata la responsabile della Beko construction, società di costruzioni creata nel 2011 e fallita nel marzo del 2014), ma con vocazione al martirio. È stato con ogni probabilità il suo cellulare intercettato per giorni, a condurre la polizia al covo. Ieri ad Aulnay-sous-Bois, periferia di Parigi, è stata perquisita la casa della madre, che aveva rotto con la figlia quando la ragazza si era radicalizzata.
Perquisizioni in Francia e Belgio. La caccia ai terroristi continua. Nove persone sono state fermate ieri in diverse zone dell’area di Bruxelles, Molenbeek, Laeken, Uccle e Jette, dopo una giornata di perquisizioni. Di queste, sette sono legate alla famiglia di Bilal Hadfi, il giovanissimo kamikaze dello stadio, e rientrano nell’inchiesta avviata a inizio anno quando il giovane era partito per la Siria. Altri due fermi sono invece collegati ai fatti di Parigi. In Francia, invece, ieri mattina è scattato il blitz a Charleville, nelle Ardenne. Un uomo di nazionalità francese, convertitosi all’Islam di recente, è stato arrestato ma l’appartamento perquisito, vero obiettivo del raid, era vuoto.
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