Scontro sul Sant’Elia tra Zedda e Cellino: a giudizio il sindaco
CAGLIARI. Massimo Zedda paga con un nuovo rinvio a giudizio la complicatissima trattativa tra amministrazione comunale e Cagliari calcio per risolvere il vecchio problema dello stadio Sant’Elia:...
CAGLIARI. Massimo Zedda paga con un nuovo rinvio a giudizio la complicatissima trattativa tra amministrazione comunale e Cagliari calcio per risolvere il vecchio problema dello stadio Sant’Elia: querelato dall’ex presidente Massimo Cellino, il sindaco dovrà presentarsi il 16 marzo dell’anno prossimo davanti ai giudici della prima sezione del tribunale per rispondere di diffamazione aggravata dall’uso della stampa. Il fatto incriminato è questo: intervistato dalla redazione di Radio24 sulla questione dello stadio, Zedda commentò la decisione assunta da Cellino di giocare le partite casalinghe a Trieste malgrado l’accordo con il Comune per l’uso del Sant’Elia fosse vicino, con parole che per il pm Giangiacomo Pilia e per il gup Giampaolo Casula potrebbero essere diffamatorie. Disse Zedda, il 7 aprile 2013: «Cellino aveva risposto che non c’erano problemi poi, dopo si sono proprio interrotte le comunicazioni, lui ha dato di testa, è andato via secondo me convinto di poter mettere sotto pressione l'amministrazione per ottenere lo stadio a titolo gratuito». Poi ancora: «Ho detto che sicuramente avrà immaginato di poter usare quale elemento di pressione la tifoseria e l'opinione pubblica». Il sindaco parlò alla radio mentre Cellino era in carcere per la vicenda Is Arenas, il che - secondo l’avvocato Giorgio Altieri, che lo tutela - renderebbe più gravi le sue parole perché l’ex presidente del Cagliari non poteva difendersi pubblicamente.
Sembrava che Zedda si fosse liberato di questo nuovo fastidio giudiziario quando il pm Diana Lecca aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo: è stato il gip Giovanni Massidda a respingere l’istanza, ordinando la formulazione del capo d’imputazione. Da qui l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio deciso ieri mattina.
I difensori del sindaco hanno sostenuto con una memoria e nella discussione davanti al gup Casula che le espressioni usate da Zedda nel colloquio con Radio24 fossero solo la conseguenza dell’atteggiamento incomprensibile di Cellino, prima disposto a raggiungere un accordo con il Comune e poi deciso a portare la squadra a Trieste. Mentre il richiamo al «mezzo di pressione» sarebbe - per la difesa - un’affermazione legata a fatti e non una valutazione arbitraria. Al contrario il legale di Cellino ha sostenuto che tutte le frasi pronunciate dal sindaco sono diffamatorie perché in realtà il presidente del Cagliari non avrebbe rotto bruscamente le trattative sul Sant’Elia, ma avrebbe informato correttamente l’amministrazione comunale di aver scelto la soluzione Trieste per motivi precisi. Sarà il tribunale a stabilire chi dei due ha ragione. (m.l)
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