La Nuova Sardegna

Due auto a fuoco, il sindaco nel mirino

di Simonetta Selloni
Due auto a fuoco, il sindaco nel mirino

Distrutte nella notte l’Alfa 147 di Luigi Mastino e la Fiat 500 della moglie. L’intimidazione legata all’attività amministrativa

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INVIATO A BOSA. Oggi il sindaco di Bosa Luigi Mastino compie 65 anni. Chissà se i delinquenti che ieri mattina hanno dato fuoco alla sua Alfa 147 e alla Fiat 500 della moglie, parcheggiate sotto casa, lo sapevano. O forse no. Quel che è certo è che nel cuore della notte – erano le due – e nel cuore della città, via Lungotemo incrocio via Lamarmora, qualcuno ha voluto colpire il cuore politico e amministrativo di Bosa. Attacco simultaneo diretto inequivocabilmente al primo cittadino, Luigi Mastino, e alla moglie Costanza Merella, 62 anni. L’auto dell’ex preside del Liceo di Macomer e del liceo Azuni di Sassari, da un anno e mezzo alla guida di una giunta di centrosinistra, era in via Lamarmora, sotto la casa di famiglia il cui ingresso principale si affaccia sul Lungotemo. È lì che c’era la Fiat 500 della moglie, per una curiosa circostanza in sosta davanti al Ponte della pace. Liquido infiammabile sopra le macchine, un cerino e via. Non visti: non ci sono telecamere, la cittadina a quell’ora dormiva.

Risveglio da incubo. Dormivano anche Luigi Mastino e Costanza Merella, al primo piano della casa, mentre la mansarda è occupata dal figlio del sindaco e dalla sua famiglia. «Mi ha svegliato mia moglie. Ci siamo affacciati, ho visto un’auto bruciare, non ho pensato fosse la mia. E invece». Realizzare cosa fossero davvero quei bagliori di fuoco e buttarsi per strada, chiamare vigili del fuoco e carabinieri è stato un tutt’uno. Sono arrivati i vigili del fuoco di Macomer, i carabinieri di Bosa e quelli di Macomer al comando del capitano Giuseppe Pischedda. Tutti loro riceveranno i ringraziamenti del sindaco, a mattinata inoltrata. Alle due e mezzo, era già finito tutto. Delle macchine, solo le carcasse.

Clima rovente. L’attentato fa registrare un brusco salto di qualità al clima cittadino appesantito negli ultimi mesi. Clima politico rovente, diverbi feroci in Consiglio, scambi di accuse e utilizzo massiccio dei social network. Ma tutto confinato nell’alveo del confronto-scontro politico. Malumori specchio di malesseri che attraversano la città dove la gestione Mastino è nel segno di una volontà di chiarezza. «Amministrare è complesso, si fanno scelte e non si possono accontentare tutti. Questa è una città che ha problemi stratificati, la nostra linea guida è la trasparenza», diceva ieri mattina il sindaco. Tra gli imprevisti di chi amministra c’è l’impopolarità. Nell’agenda di Luigi Mastino, forse qualcosa di più. «L’avevo messo nel conto», si è lasciato scappare.

Le indagini. Mille dubbi, mille strade. Tra i percorsi amministrativi e le logiche dei delinquenti ci sono distanze siderali. Ancora alle 10 del mattino, tra il sole, i passanti e qualche turista in una città che non si rassegna all’arrivo dell’autunno, l’odore di bruciato era forte. Si camminava sui vetri. Quelli esplosi delle auto per il calore delle fiamme; quelli della falegnameria, chiusa tre mesi fa, sulla via Lamarmora. «Esaminiamo tutte le possibiltà, confidiamo nel lavoro investigativo», sottolineava il capitano Giuseppe Pischedda, tornato a Bosa in mattinata, con il colonnello Saverio Ceglie, comandante provinciale dei carabinieri di Nuoro. Il punto di partenza dell’inchiesta (condotta dal sostituto procuratore Armando Mammone) è l’attività amministrativa di Mastino. Appalti, provvedimenti che riguardano la vita commerciale, la gestione degli spazi pubblici. Delibere che non sono state tradotte in atti concreti dagli uffici. E poi ci sono altre scelte. Come la costituzione di parte civile al processo per i lavori alla diga foranea. C’è un cuore di tenebra che pulsa sotto la città del sole. Fatto di disoccupazione, disperazione. Il sindaco è l’interfaccia tra il malessere e l’istituzione che non ha sempre armi per intervenire. È l’interlocutore, personifica l’amministrazione. Non è escluso che gli incendiari si siano nutriti di tensioni esacerbate e si siano sentiti legittimati da un clima non proprio di dialogo. Ipotesi, per ora. I fatti sono: le auto del sindaco incendiate. Gli autori sconosciuti. Le causali, per dirla con i carabinieri, allo stato ignote.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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