La Nuova Sardegna

Gli anziani: l’ha ucciso l’altra fazione

Il sindaco Pirosu: era una persona tranquilla, non riesco a spiegarmi quello che è accaduto

3 MINUTI DI LETTURA





NORAGUGUME. «L’hana mortu cussor de sa parte avversa»: alle 10 di ieri, nella piazza davanti alla chiesa di San Giacomo, la saggezza di tzia Peppa e degli anziani di Noragugume ha già emesso il suo lucido verdetto sulla morte del più giovane compaesano Giampietro Argiolas. «Era tornato libero da un annetto – aggiunge un altro vecchietto, seduto nella panchina davanti alla parrocchia,– si vede che non lo volevano lasciare in pace». E così, mentre un vento leggero ma fresco continua a spazzare le strade del paese, Noragugume ha già sentenziato sull’ultimo fatto di sangue che ha riportato il paesello e le sue appena 300 anime alla ribalta della cronaca.

Un palco che il sindaco da appena qualche mese, Federico Pirosu, non vorrebbe vedere nemmeno da lontano. E invece, suo malgrado, ci si trova in mezzo, e non nasconde che non gli piace nemmeno un po’. «Ma lo sa – spiega – quanto mi costa fare un commento dopo questa tremenda vicenda? Conosco la famiglia Argiolas, conoscevo Giampietro, e sono persone tranquille, abituate a lavorare sodo, con diverse attività in campagna. Davvero non riesco a spiegarmi come sia potuta accadere una cosa del genere». Poi si ferma per un attimo, il primo cittadino, cerca di sistemarsi meglio sulla poltrona del suo ufficio e, forse per cercare di rilassarsi, accende una sigaretta. «Giampietro ... – ripete – Giampietro non lo si vedeva spesso, in paese, era sempre al lavoro in campagna, faceva vita domestica. Ma conservava sempre la sua grande passione per i cavalli, era anche un abile domatore. Ma, ripeto, una persona tranquilla». E a chi gli ricorda le vicissitudini giudiziarie più recenti di Argiolas, e quella del processo per gli attentati al sindaco di Ottana, dal quale Argiolas era uscito assolto in appello, il sindaco Pirosu allarga le braccia e dice che su quello, ovviamente, lui non sa né può dire. «La faida? – aggiunge poi – e chi lo sa? Chi le sa, queste cose. So solo che siamo per l’ennesima volta sui giornali, e me ne dispiace. Sia io sia il paese siamo stufi di essere additati come il paese della faida. Lei non sa quanto è difficile per me, fare dichiarazioni dopo questo omicidio. So solo che Giampietro e la sua famiglia erano persone tranquille. E che il mio paese da qualche tempo stava cercando di puntare su tutto il possibile per non morire». Perché lo dice, il primo cittadino, che in mezzo a tante croci e alla ribalta delle cronache, c’è una comunità di 300 persone che da troppo tempo tenta di risalire la china. «Stiamo puntando a non morire – ripete – questa è la verità. Molti giovani sono andati via per la mancanza di lavoro, altri forse se ne andranno, e noi amministratori stiamo facendo il possibile per evitare che non succeda più. Ma la realtà di questi piccoli comuni è che sono sempre più svuotati, più privati dei servizi essenziali, e in queste condizioni è davvero difficile riuscire a riprendersi». (v.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative