La Nuova Sardegna

l’allarme

I sindacati: Eni abbandona l’isola

Cgil, Cisl e Uil: a rischio il futuro della chimica verde a Porto Torres

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PORTO TORRES. «Eni abbandona il Paese: il Governo faccia chiarezza». Cgil, Cisl e Uil lanciano l’allarme sul futuro del chimica verde, e dunque anche degli interventi previsti a Porto Torres. «Obiettivo dell'Eni – attaccano i sindacati – è quello di concentrare le sue attività solo su esplorazione ed estrazione di gas e petrolio riducendo a queste attività, peraltro sostanzialmente svolte fuori dall'Italia, un modello che è storicamente fondato sull'insieme della filiera, dalla esplorazione alla vendita di idrocarburi. Ciò comporterà un ulteriore, radicale disimpegno dell'Eni dall'Italia, dove al momento investe una quota importante dei ricavi - circa 6 miliardi - insieme al rischio della scomparsa di due settori importanti per l'Eni e per l'industria di questo paese: la chimica e la raffinazione». Al momento il management Eni assicura, sostengono Cgil, Cisl e Uil, il suo impegno in tutte le raffinerie del gruppo ma la nettezza della premessa sulla riduzione secca del perimetro non lascia spazi a soluzioni diverse da un progressivo sganciamento dell'Eni da questi due settori. «L'esordio del management è chiaro. Il riassetto di Versalis e la riscoperta della chimica tradizionale comporteranno l'abbandono della chimica verde e dunque degli interventi previsti a Porto Torres e Marghera. Il processo di crescita della quota di chimica verde in Italia rallenterà al punto da accumulare un fortissimo svantaggio competitivo sul resto dell'Europa in termini di ricerca e di prodotti. Saremo il fanalino di coda della chimica verde in Europa e il paese si troverà di fronte alla necessità di un'ennesima rincorsa sui costi di fronte ai suoi competitori».

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