La Nuova Sardegna

Finardi, un concerto intimo Tra aneddoti e blues d’annata

di Monica De Murtas
Finardi, un concerto intimo Tra aneddoti e blues d’annata

Sassari, il cantautore conquista il pubblico del Verdi con un live emozionante Da “Mezza luna” a “Extraterrestre”. E chiude il recital cantando in logudorese

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SASSARI. Musica, ricordi, canzoni: una serata fuori dall'ordinario quella offerta da "Parole e note", il progetto di Eugenio Finardi in versione acustica, che dopo diversi anni di successi è approdato in città nel cartellone del teatro Verdi. Pubblico di età mista al botteghino e anche diverse famiglie con bimbi al seguito, perché il cantautore in questi quarant'anni di carriera ha attraversato le generazioni conquistandole con le sue armonie senza tempo miscelate alle noti ribelli del rock.

«Molti brani di Finardi son diventate le sue ninne nanne – spiega Giovanni rivolto al figlio di otto anni– è voluto venire oggi per ascoltarlo finalmente dal vivo».

Con i sue testi introspettivi, la verve affabulatoria, con quella musica dal sound personalissimo e inconfondibile nata dalla grande passione del cantautore per la musica operistica, classica, barocca, Finardi cattura il pubblico del Verdi formato da numerosi fan che lo acclamano con calore per tutta la durata dello spettacolo. Il concerto si apre con l'applauditissimo "Le ragazze di Osaka" in una scaletta in cui l'artista presenta i suoi più grandi successi supportato dai bravissimi Paolo Gambino alle tastiere e Giovanni Maggiore alle chitarre.

«La mia vita è sempre stata musica -così racconta al suo pubblico Eugenio Finardi- anche perchè sono nato da uno strumento musicale, mia madre era una cantante lirica e la musica l'ho vissuta ancor prima di nascere. Mamma era americana e voleva che io vivessi negli Stati Uniti insieme a lei ma io ho sempre scelto l'Italia e l'Italia, come anche stasera voi mi dimostrate, ha sempre scelto me».

Tra un boato di applausi parte così uno dei brani piu amati dal pubblico "Dolce Italia". Ogni canzone è preceduta da un racconto sulla genesi del testo che evoca nei ricordi del musicista vicende personali interconnesse con la recente storia, aneddoti familiari, il forte legame con i figli.

«Ho voluto inserire in scaletta – dice l’artista – dopo gli ultimi avvenimenti terroristici "Mezza luna" una canzone scritta nel '91 ai tempi della prima guerra del Golfo. Non fatevi suggestionare dall'angoscia, non fate il gioco dei terroristi. L'umanità ha sempre vissuto nell'incertezza del domani, supereremo anche questo orrore insensato».

L'anima dell'artista si snocciola in due ore di spettacolo senza pause ma con tante confessioni: «Il Blues è sempre stata la mia musica segreta -dichiara- sino al 2005 quando finalmente decisi di cantarlo».

Così in uno dei momenti più entusiasmanti del concerto Eugenio Finardi propone un classico del blues come "Hoochie Coochie Man" di Muddy Waters dando ulteriore prova del suo talento insieme ai virtuosi musicisti della band. La scaletta propone ancora "Nuovo umanesimo", "La radio", "Cadere, sognare" e il celeberrimo "Extraterrestre" e tra gli applausi scroscianti il concerto finisce.

Ma per il bis l'artista ha in serbo la vera chicca della serata una struggente versione di "Amore diverso" che Finardi a sorpresa canta in logudorese nella versione realizzata con Clara De Nule. Una chiusura di grande presa emotiva che sottolinea il profondo legame del cantautore con la Sardegna. In tanti alla fine si alzano in piedi per salutare il popolare artista in una commossa sentita standing ovation.

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