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“Jackie e le altre”, uno e cento first lady

di Roberta Sanna
“Jackie e le altre”, uno e cento first lady

Alle Saline il testo di Jelinek e l’interpretazione di Eva Robin’s

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CAGLIARI. Jacqueline Kennedy arriva in scena in una compostezza immutabile, quasi icona pop e rappresentazione del potere femminile, segnata dalla tragedia e cucita dentro abiti che ne surrogano la presenza. Si descrive e si confessa, avvicina e ritrae la sua immagine da una distanza siderale. Con “Jackie e le altre” di Elfriede Jelinek Teatri di Vita con la regia di Andrea Adriatico si è aperta giovedì la rassegna “Actor Giovane – Parte II”, organizzata dalla Scuola d’Arte Drammatica al Teatro delle Saline. Il testo dell’autrice austriaca, premio Nobel per la letteratura nel 2004, racconta con linguaggio asciutto e razionale la figura di Jacqueline Kennedy attraverso elementi intimi e familiari, sullo sfondo di un periodo cruciale per gli Stati Uniti e per il resto del mondo.

Proposta in scena in quattro sembianze di sé stessa quasi identiche, l’immagine di Jackie si moltiplica e si divide come un’icona serigrafata da Warhol, che le quattro valenti interpreti, Anna Amadori, Olga Durano, Eva Robin’s e Selvaggia Tegon Giacoppo, indossano insieme al piccolo abito nero delineato da una sciarpa rosa e al caschetto di capelli neri. Ciascuna lasciandosi contornare dal cubo luminoso che è piedistallo e inquadratura fotografica e televisiva, rinunciano all’espressività facciale per dar voce uno “stream of consciousness” che diventa spietata analisi della fascinazione di massa, cerebrale indagine del senso di un’identità che non è propria ma rimandata dallo sguardo degli altri, immagine pubblica costruita dagli obblighi della cultura dominante e del ruolo rivestito, e vestito impeccabilmente quasi nell’assenza di un corpo, fino all’assenza di se stessa.

Potente silhouette che assorbe luce per farsi oscurità e solitudine, è questa la figura che attraversa le tragedie familiari, i tradimenti, i grandi lutti vissuti in diretta – mentre uno schermo rimanda le sue istantanee, l’omicidio di John e lei tesa nel gesto istintivo e tragico di raccogliere un pezzetto di cranio, l’assassinio di Bob Kennedy e il suo celebre discorso sul Pil e la felicità, l’happy birthday della rivale Marilyn, e ancora i suoi capelli cotonati e il cappello sulla nuca, i vestiti a tubo corti sulle gambe e le giacche aderenti, i guanti, il suo volto bianco, la bocca sensuale e gli occhi distanti fra loro. Anche questi indossati come accessori dalla sua icona, che ancora sembra avvicinarsi – come nel rituale in cui quattro spettatori, tre donne ed un uomo, sono condotti sul palco per trasformarsi in altre Jackie. Per poi tornare ad una distanza siderale anche nei saluti finali, con le ombre delle attrici che fanno cenno con le mani dietro lo schermo, su cui ora appare beffardo il volto della Jelinek.

Prossimo appuntamento con la stagione del teatro delle Saline è il 29 novembre alle21. In scena “Uno strano prurito” della compagnia Teatro Tragodia, firmato da Daniela Melis e Virginia Garau, quest’ultima anche regista e sul palco con Caterina Peddis e Ulisse Sebis.

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