La Nuova Sardegna

la faida/una lunga scia di sangue

Otto morti ammazzati nella guerra tra famiglie

Otto morti ammazzati nella guerra tra famiglie

SASSARI. Otto morti ammazzati in tre anni, tentati omicidi, intimidazioni. Tre persone condannate all’ergastolo per due delitti, sei omicidi rimasti senza un colpevole. Tra il 1998 e il 2000...

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Otto morti ammazzati in tre anni, tentati omicidi, intimidazioni. Tre persone condannate all’ergastolo per due delitti, sei omicidi rimasti senza un colpevole. Tra il 1998 e il 2000 Noragugume divenne il paese dei morti. Insaguinato da una faida violenta e incalzante, scatenata dalla guerra fra due gruppi di famiglie: da una parte i Cherchi, i Nieddu e gli Spada, dall’altra i Corda, i Pinna, i Marongiu, i Falchi e gli Argiolas. Giampietro Argiolas, l’allevatore assassinato giovedì sera mentre rientrava a casa dal podere, era stato assolto nel novembre 2005 dall’accusa di avere fatto parte del gruppo di fuoco che il 27 dicembre del 1999 uccise Antonello Nieddu, vittima di un agguato in cui il fratello Giuseppe Maria rimase miracolosamente quasi illeso. Nieddu fu l’ultimo morto a Noragugume, ma non l’ultimo della faida: l’ottava vittima si chiamava Robertino Pinna. Fu ucciso il 19 marzo del 2000 alla periferia di Dualchi: sarebbe stato ammazzato perché avrebbe procurato l'arma che uccise l’anno prima Antonello Nieddu. Un anno fa, era il 19 gennaio, nella campagne di Noragugume furono ritrovati i cadaveri straziati di Bruno e Umberto, 74 e 26 anni, padre e figlio. Anche loro di cognome si chiamavano Nieddu.

Escalation di morte. È il 12 giugno del 1998 quando a Noragugume finisce la pace. Tre fucilate uccidono Giuseppe Cherchi, barista di 58 anni, freddato all’interno del suo bar. Dopo due mesi, a cadere sotto i colpi dei killer è Salvatore Cherchi, fratello di Giuseppe. L'uomo stava rientrando a casa a bordo della sua auto dopo una giornata trascorsa in campagna. È l’11 agosto. Passano appena 14 giorni e tocca alla fazione opposta. La nuova vittima si chiama Francesco Corda. Due mesi dopo, il 14 ottobre, venne ucciso il padre, Tommaso Maria Corda. Due a due. A questo punto c’è una pausa, la mattanza si interrompe. Ma non il clima di paura, tra pecore sgozzate e ovili bruciati. Dopo quasi un anno si ritorna a sparare. È il 7 agosto del 1999 quando viene ucciso Aldo Spada, 26 anni, allevatore incensurato, fratello dell’allora sindaco Antonello. Spada muore a poche decine di metri dal luogo dell’esecuzione di Francesco Corda. L’ennesimo omicidio fa precipitare Noragugume nel terrore. L’incubo della piccola comunità del Marghine è che stia iniziando una nuova stagione di sangue. Poco più di due mesi dopo un allevatore e suo figlio, Salvatore e Giuseppe Marongiu, sfuggono ai killer. La sentenza di morte è invece implacabile per Tonino Pinna, ucciso il 26 novembre, massacrato con una scarica di fucilate a pallettoni nella strada principale del paese, alle 8 della sera. Tonino Pinna era nipote di Marongiu. Un mese dopo l’agguato a due fratelli a morire è Antonello Nieddu, 32 anni, consigliere comunale. Giuseppe Maria, 34, si salva. Nel marzo del 2000 la condanna a morte per Robertino Pinna di Dualchi. Da quel momento, più nulla. Sino all’uccisione di Bruno e Umberto Nieddu nel 2014 e, qualche giorno fa, l’omicidio di Giampietro Argiolas. Tre morti che potrebbero essere collegate alla faida.

I processi. Tre anni, oltre 70 udienze per provare a trovare i responsabili di così tante vittime. La parola definitiva fu scritta nel 2005 dalla Corte di Cassazione, che in parte ribaltò i precedenti verdetti. Carcere a vita per Giulio Cherchi (omicidio di Francesco Corda) e per Luca Falchi, Franco Pinna e Bruno Acquas: i primi due mandanti e il terzo esecutore materiale dell’omicidio di Antonello Nieddu. Per quel delitto furono assolti Giuseppe Marongiu e Giampietro Argiolas, anche loro accusati di essere i mandanti. Falchi e Pinna furono invece assolti in Cassazione dall’accusa di avere ucciso Aldo Spada, dopo essere stati condannati all’ergastolo in appello. Determinante fu la valutazione della testimonianza del fratello della vittima, Antonello. Teste dell’accusa, riferì di avere saputo da uno zio che un amico aveva assistito all’omicidio e riconosciuto gli assassini. Zio e amico negarono. La versione di Spada fu giudicata attendibile in appello, non sufficiente in Cassazione. L’omicidio di Aldo Spada è uno dei sei rimasto senza c

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative