Sel, sovranisti in maggioranza Contatto col Partito dei sardi
CAGLIARI. La spaccatura fra le due anime di Sel ormai è sancita. Da una parte, ci sono i regionalisti-sovranisti, la maggioranza, con una precisazione a cui tengono molto sin da subito: «Il documento...
CAGLIARI. La spaccatura fra le due anime di Sel ormai è sancita. Da una parte, ci sono i regionalisti-sovranisti, la maggioranza, con una precisazione a cui tengono molto sin da subito: «Il documento finale – scrivono – presentato ad Oristano dalla segreteria è stato approvato da 36 delegati sui 52 presenti al momento in cui dovevano cominciare le votazioni». E gli altri? Uno si è astenuto, il vicepresidente del Consiglio regionale Eugenio Lai, e «16 sono usciti dalla sala prima del voto». Quindi – è la tesi finale – «è stata una maggioranza più che qualificata a dire sì a un partito sardo federato con quanto nascerà a livello nazionale e allo stesso tempo proteso nel costruire una sinistra sarda autonomista, sovranistra ed euromediterranea allargata anche a Irs e Rossomori». Gran parte dei 16 «andati via», si sa, sono invece quelli che si riconoscono nella linea nazionalista. Che è portata avanti dal deputato Michele Piras dopo l’adesione alla Camera al gruppo «Sinistra italiana», formato da Sel e dagli ex Pd. Nei prossimi giorni, si capirà se la scissione sarà anche nei fatti (come potrebbe sembrare dopo la presentazione di Si a Sassari) oltre che nei documenti. E intanto a quella che potrebbe essere ribattezzata come la «Sel sarda» è arrivato un messaggio di Franciscu Sedda, presidente del Partito dei sardi, con cui – secondo il segretario proprio di Sel, Luca Puzzuto – il dialogo non si sarebbe mai chiuso. «Mettiamo nero su bianco – scrive Sedda – il nostro impegno comune per la sovranità e la prosperità dei sardi. Però al contempo mi è venuto in mente che tempo addietro, quando lanciammo l'idea di un gruppo unitario on Consiglio con Sel e Cd. Ebbene, su quel testo ebbi parole e attestati di approvazione ma non una risposta scritta». Dunque? «Oggi dobbiamo ripartire – prosegue Sedda – da quel documento e riprendere a confrontarci fino a mettere nero su bianco il diritto a decidere dei sardi, vale a dire sulla sovranità del nostro popolo come diritto storico inalienabile da praticare nel presente, nell'azione di governo tanto quanto nel lavoro politico quotidiano».
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