Sinistra italiana sfida il “renzismo”
A Sassari la presentazione del nuovo soggetto politico che accoglie ex Pd e Sel
SASSARI. A sinistra c’è ancora spazio, ma non deve essere occupato da un partito di nicchia. Serve una forza che punti al governo, «come alternativa al renzismo, a chi dice che destra e sinistra non esistono più e intanto fa gli interessi della destra con i voti della sinistra. Noi diciamo che le differenze ci sono eccome. Ma sarebbe inutile costruire l’ennesima sinistra dura e pura, vogliamo una sinistra di popolo che sfidi il Pd non chiudendosi in un cantuccio». Alfredo D’Attorre conquista un lungo applauso nel giorno del debutto di Sinistra italiana in Sardegna, che sceglie Sassari «perché è la città di Enrico Berlinguer – dice il deputato Michele Piras – perché vogliamo recuperare il suo portato morale, i suoi insegnamenti ancora validi». Insieme a Piras, transfugo di Sel, e al deputato D’Attorre, che ai primi di novembre ha lasciato il Pd ed è entrato a fare parte del nuovo soggetto politico, anche Marco Furfaro, già candidato alle elezioni europee con la lista Tzipras, e il tempiese Nicola Comerci, ex Pd e candidato alle scorse regionali con Sel. L’incontro, moderato dal giornalista Costantino Cossu, è servito per spiegare che cosa la nuova Sinistra vuole essere. No ai soggetti carroccati nei loro ideali e incapaci di dialogare con il mondo: sì a una forza che possa essere riferimento «per una parte del Paese a pezzi, per chi non arriva a fine mese – ha detto Furfaro – e rischia di diventare facile preda del populismo xenofobo e razzista, di chi innesca le guerre tra poveri». E sì anche a una Sinistra che faccia sentire la sua voce in politica estera «manifestando le netta discontinuità con il passato – ha sottolineato D’Attorre – in materia di vendita di armi, nei rapporti con la Turchia, nella lotta all’Isis». Una forza che può affrontare la storica questione del gap del Mezzogiorno: «Il vostro governatore Pigliaru all’ultima direzione del Pd ha fatto un discorso disgregante, ha detto che non serve l’aiuto di Stato, c’è il libero mercato – ha aggiunto D’Attorre –. Io credo invece che serva un vero piano nazionale di interventi. Solo così può esserci la svolta». (si. sa.)
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