Nell’isola costi doppi per le infrastrutture
SASSARI. Sempre più spesso dalla Sardegna si levano accuse all’Italia matrigna che tratta l’isola come la cenerentola delle regioni. E, in effetti, basta imbattersi in strade, ferrovie, ospedali,...
SASSARI. Sempre più spesso dalla Sardegna si levano accuse all’Italia matrigna che tratta l’isola come la cenerentola delle regioni. E, in effetti, basta imbattersi in strade, ferrovie, ospedali, scuole per rendersi conto che dalla Sardegna l’Europa dista ancora parecchio. E non in termini chilometrici. Ora, però, una indagine della Cna ribalta le accuse e l’isola, da cenerentola, si trasforma in una cattiva massaia che non sa fare quadrare i conti. Spende troppo, e con pessimi risultati. In Sardegna il costo per la costruzione di opere pubbliche è tra i più alti in Italia, inferiore solo a Basilicata e Trentino Alto Adige.
Isola spendacciona. Da sempre si dice che il gap infrastrutturale dell’isola dipenda da un minore sforzo di investimenti sul territorio, ma lo studio regione per regione condotto dalla Cna smentisce questa teoria. Negli ultimi 15 anni in Sardegna la spesa media per le infrastrutture è stata sempre di gran lunga superiore alla media nazionale. Quasi il doppio. Ma senza successo. Nell’isola, infatti, nonostante i tanti soldi investiti, poco nulla è cambiato. Con strade e ferrovie del secolo scorso.
Spesa pro capite. Dal 2000 la Sardegna ha speso per le infrastrutture pubbliche più di 1.240 euro all’anno per residente, contro una media nazionale di 764. Quasi 500 euro in più pro capite che le fanno guadagnare il quarto posto come regione più spendacciona d’Italia. La spesa per gli investimenti ha un’incidenza del 6 per cento sul Pil, esattamente il doppio della media nazionale. In base a questi poco lusinghieri risultati la Sardegna è la terza regione a mostrare l’indice di costo più alto, pari a 209 contro la media italiana di 100. Peggio hanno fatto solo la Basilicata, che arriva a quota 344, e il Trentino Alto Adige, che si ferma a 234. La regione più parsimoniosa è, invece, la Toscana, con un indice di costo pari a 73, seguita da Lazio (77) e Liguria (83).
Disastro ferrovie. Se le medie della Sardegna sono alte per la spesa, si abbassano notevolmente quando si vanno ad analizzare i risultati. Infatti, nonostante gli sforzi economici il deficit infrastrutturale non è stato colmato. In base agli indici dell’istituto Tagliacarne la Sardegna continua a registrare il cronico gap di sempre. Un divario che appare evidente soprattutto sui trasporti. La maggiore criticità riguarda le ferrovie, dove in attesa dei treni veloci, si registra un divario enorme rispetto al resto d’Italia: 17 a 100. Bocciate anche le strade, dove però si sale a quota 44.
Aeroporti promossi. Indicazioni negative anche per reti energetiche e ambientali (38), reti bancarie (39) e telecomunicazioni (45). Va un po’ meglio per scuole (57) e infrastrutture culturali (63), mentre il gap appare decisamente meno marcato per porti e aeroporti, su cui negli anni la Regione ha investito tanto per ridurre il gap dell’insularità.
Rete idrica colabrodo. Un discorso a parte lo merita la rete di distribuzione comunale dell’acqua, anche alla luce degli enormi disservizi delle ultime settimane, in particolare nel nord dell’isola. In base alle indagini di Cna la rete appare come un colabrodo: nel 2012 appena il 45 per cento di acqua immessa risultava effettivamente erogata. Un record negativo che catapulta la Sardegna all’ultimo posto tra le regioni.
La ricetta di Cna. «Questi dati – afferma Pierpaolo Piras, presidente di Cna Sardegna – dimostrano come sia assolutament enecessaria un’attenta riflessione su quelle che sono le caratteristiche e la qualità della spesa per opere pubbliche nell’isola». «Occorre individuare quei fattori critici in grado di incidere sui costi finali delle opere realizzate e sulla loro qualità – aggiunge il segretario Francesco Porcu –. Tra questi l’assenza di valutazione dei costi, la frammentarietà dei finanziamenti e le carenze nell’attività di monitoraggio».
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