La Nuova Sardegna

Regione, Meloni vota contro la riforma degli enti locali

Umberto Aime
Giuseppe Meloni, consigliere regionale del Pd
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Giuseppe Meloni, consigliere regionale del Pd

In commissione l'esponente gallurese del Pd si schiera con la minoranza e boccia il provvedimento che va avanti a malapena per un solo voto

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CAGLIARI. Se la contestata legge di riforma degli Enti locali dovesse scegliere un testimonial, non ci sono dubbi su dove dovrebbe cercarlo: al circo. Fra gli acrobati sempre capaci, con le loro evoluzioni al trapezio, di far provare un brivido agli spettatori. Stavolta a far scattare l’allarme è stato il Pd: in commissione si è spaccato, con Giuseppe Meloni, che ha votato contro insieme all’opposizione, e la legge ha sfiorato quello che sarebbe stato un clamoroso tonfo.

Un brivido. Dopo il no, seppure provvisorio almeno fino all’assemblea dei sindaci di martedì, del Consiglio delle autonomie, il disegno di legge dell’assessore Cristiano Erriu ha rischiato davvero ancora grosso, per la seconda volta in meno di 24 ore. Nell’aula della commissione Riforme del Consiglio regionale, il testo definitivo è stato approvato con un solo voto di scarto: 4 i sì, 3 i no. E addirittura avrebbe rischiato peggior fine, la bocciatura, se fossero stati presenti i due consiglieri-commissari di Forza Italia, l’opposizione. A quel punto il testo sarebbe andato sotto, o al massimo avrebbe strappato un preoccupante pareggio e solo grazie al sì (vale doppio) del presidente della commissione Francesco Agus di Sinistra, ecologia e libertà.

Cos’è accaduto. È accaduto che il Pd si è diviso in due. Su tre commissari del partito di maggioranza relativa, uno – come detto il gallurese Giuseppe Meloni – ha votato contro la bozza ed è andato così a ingrossare le fila dell’opposizione, che in quel momento aveva già espresso il suo no scontato con Mario Floris (Uds) e Michele Cossa (Riformatori). A sostenere la legge sono dunque rimasti in quattro: il presidente della commissione, Agus, gli altri due consiglieri del Pd – il nuorese Roberto Deriu, tra l’altro sarà lui a presentare in aula la relazione di maggioranza, e il sassarese Salvatore Demontis – più Gianfranco Congiu del Partito dei sardi. Tirate le somme, il via libera è arrivato appena e solo per un’incollatura. E c’è da domandarsi quale putiferio politico sarebbe scoppiato se avessero votato no (anche questo scontato) i due commissari-consiglieri di Forza Italia: Stefano Tunis, è lui il vicepresidente della commissione, e l’ex assessore Oscar Cherchi. Che invece, coerenti con la strategia finora decisa dal primo partito di minoranza, hanno disertato la seduta, perché per loro «la vera battaglia sarà in aula». Sta di fatto che questo 4 a 3 ha messo ancora una volta a nudo i problemi ancora irrisolti dentro la maggioranza. Mentre invece che il centrosinistra ha retto bene in commissione Bilancio, è presieduta da Franco Sabatini del Pd, e infatti per quanto di competenza in quell’aula la riforma è stata approvata senza brividi.

L’appello a Pigliaru. Dopo il doppio salto mortale in commissione, è stato un preoccupato Francesco Agus a lanciare un appello al governatore. «È arrivato il momento – ha scritto il consigliere regionale di Sel in una nota – che Pigliaru prenda in mano la situazione all'interno della maggioranza dove ormai è palese che esistano posizioni differenti». Serve un intervento – e sembra d’intuire che dovrebbe essere forte – da parte di chi è dall’inizio della legislatura il «primo garante del programma di governo con cui la coalizione ha vinto le elezioni nel 2014». Per Agus «oggi più che mai è indispensabile un chiarimento per ricompattare la maggioranza intorno al tema fondamentale delle riforme» ed «evitare ulteriori ritardi (la legge entrerà in aula non prima del 9 dicembre) che rischierebbero di avere effetti preoccupanti sul riordino degli Enti locali, sui trasferimenti e su impiegati e operai delle ex Province e delle società in house».

Intanto in viale Trento. All’appello di Sel, la presidenza della Giunta non ha risposto con un nota ufficiale. Si sa però – come riferito da fonti vicino al suo staff – che «è impegnato in prima persona perché la legge sia discussa in aula al più presto e approvata da una larga maggioranza. (ua)

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