L’arcivescovo a scuola, la dirigente dice no
Negata la visita pastorale nell’istituto multiculturale di San Donato Patrizia Mercuri: non sarebbe opportuno, la metà dei bimbi non è cattolica
SASSARI. Un «no» della dirigente alla visita del vescovo nella scuola diventa un caso e fa sollevare il polverone delle polemiche che rimbalzano in tutta Italia. «La nostra è una scuola multiculturale, ci sono equilibri fragili e delicati, e la metà dei nostri bambini professa un credo religioso non cattolico. Perciò, con la Chiesa turritana siamo disponibili a portare avanti qualunque progetto di integrazione e di inclusione, ma dico no alla visita pastorale del vescovo»: a parlare è Patrizia Mercuri, dirigente scolastica del Primo Circolo didattico di San Donato, la prima scuola elementare e dell’infanzia nata a Sassari, nel cuore del centro storico. Il circolo comprende anche i plessi delle Conce (“Fabrizio De Andrè”), di Bancali e di Caniga, dove si registra ugualmente il malumore di molti genitori, per il grande e inatteso diniego all’incontro pastorale.
Una visita non gradita, quindi, quella che l’arcivescovo padre Paolo Atzei avrebbe voluto fare in questi giorni in occasione dei suoi incontri che annualmente fa all’interno della diocesi turritana, a un paio di settimane dal Natale, visitando persone, gruppi pastorali, aggregazioni laicali, istituzioni. E tra queste ci sono anche le scuole. Compresa quella tanto importante per la città, San Donato appunto, dove gli alunni sono di varie nazionalità: sui banchi con i nostri piccoli italiani studiano bambini cinesi, marocchini, senegalesi, pachistani e di altri luoghi quindi anche di diverse confessioni religiose.
E stavolta il vescovo si è trovato di fronte a un «meglio di no» a una sua visita, detto dalla dirigente scolastica. «Ne ho parlato con i docenti e i collaboratori – dice Patrizia Mercuri – e insieme abbiamo pensato che non fosse opportuno, proprio perché qui la metà dei bambini, 122 su 250 iscritti, non è di religione cattolica. Anzi, per rispettare la dignità e il Credo di ognuno, e per fare in modo che i nostri piccoli allievi incontrassero il vescovo, ho proposto agli insegnanti di valutare la possibilità che l'incontro con monsignor Atzei si svolgesse in chiesa e coinvolgesse solo i bambini cattolici o quelli che non appartengono dichiaratamente ad altre confessioni religiose».
Ma anche in questo caso si sono presentati i problemi: una parte dei bambini sarebbe stata accompagnata in chiesa dalla maestra, ma bisognava trovare un docente disponibile a tenere l’altra metà degli alunni non-cattolici in classe. E non è stato possibile. Anche perché nel desiderio di rispettare la sensibilità di tutti, i docenti hanno deciso che l’incontro non si farà neppure fuori dalle mura scolastiche, se non con il coinvolgimento dei genitori. Insomma, non si è potuto diversamente rispondere a quegli equilibri fragili e delicati di cui parla la dirigente. E comunque, qualche genitore, anche sui social, fa notare che per accompagnare il proprio figlio in chiesa non ha bisogno di chiedere il permesso alla direttrice. E questo è solo uno dei tanti commenti - anzi, veri e propri attacchi - registrati anche su Facebook contro la decisione di Patrizia Mercuri.
La quale, invece, ribadisce la sua posizione. «Non ho avuto la possibilità di interloquire direttamente col vescovo – dice la dirigente –, altrimenti gli avrei spiegato che qui facciamo presepi, lavoriamo con i gruppi scout, con i gremi. Perché integrazione e inclusione rappresentano la mission della nostra scuola, frequentata da allievi che arrivano da mondi diversi dal nostro, ma che presto grazie ai nostri progetti, si integrano e crescono insieme agli alunni sassaresi di qualunque estrazione siano. Tutti devono rispettare l’altro e quindi anche la religione che ognuno è libero di professare».
Non accetta le accuse di “razzismo al contrario” e di “razzismo bianco” che le sono piovute da molte parti e dice che «non avremmo accolto neppure l’Imam, se ce l’avesse chiesto. È una questione di delicatezza e sensibilità».
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