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fino al 5 dicembre

Le sedi di tribunale soppresse: i penalisti disertano le udienze

CAGLIARI. Via la Corte d’Appello di Sassari, colpo di spugna sui tribunali di Tempio, Lanusei e Oristano, ritorno delle udienze a Olbia ma soprattutto un polo giudiziario gigantesco su Cagliari,...

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CAGLIARI. Via la Corte d’Appello di Sassari, colpo di spugna sui tribunali di Tempio, Lanusei e Oristano, ritorno delle udienze a Olbia ma soprattutto un polo giudiziario gigantesco su Cagliari, dove l’immensa mole dei processi provoca già oggi lentezze inaccettabili. Quella che appariva come un’ipotesi minacciosa è diventata il contenuto della riforma proposta dalla commissione Giustizia, che entro fine anno dovrebbe tradursi in un testo definitivo. La conferma è arrivata pochi giorni fa dal presidente della commissione Michele Vietti, che ha attribuito alle esigenze di risparmio la scelta di intervenire sulla geografia giudiziaria italiana. Forse il Parlamento modificherà alcune scelte, di certo - su questo l’accordo è generale - mettere centinaia di chilometri tra le aule di giustizia, i cittadini e i legali non darà alcun aiuto al problema dei problemi: la lentezza dei procedimenti penali e civili. Per questo gli avvocati di tutta l’isola sono già sul piede di guerra e l’astensione dalle udienze proclamata fino al 4 dicembre dall’Unione delle Camere penali è stata l’occasione per annunciare trincee e barricate: «L’esigenza generale è la celerità del processo - ha avvertito Rodolfo Meloni, presidente dei penalisti - ma tutto sembra condurre nella direzione opposta». Traspare nelle parole degli avvocati la delusione davanti a scelte che appaiono suicide: «E’ incredibile - ha aggiunto Meloni - come la politica decida senza tenere in alcun conto le situazioni dei territori. Immaginiamoci un’area come quella di Lanusei senza più la Procura, i disagi di chi vive a Sassari per andare a un’udienza d’appello. Poi Oristano, Tempio... così si finisce per dare il colpo di grazia alla giustizia sarda». Il 2 dicembre i penalisti italiani manifesteranno a livello nazionale, l’appuntamento è a Roma. La geografia giudiziaria sarà solo uno dei temi forti della protesta, perché nella lunga delibera dell’Unione delle camere penali datata 3 novembre si fa riferimento ad altre distorsioni del processo, senza dimenticare la libera circolazione di atti d’inchiesta e intercettazioni che da sempre diffonde mal di pancia tra i legali: «Non siamo contro il diritto di cronaca - ha spiegato Meloni - la proposta è di equilibrare le esigenze fondamentali della stampa con il diritto alla difesa. Siamo stanchi di assistere a processi televisivi e a inchieste che sembrano già affermare la colpevolezza degli indagati. Servono regole e bisogna farle rispettare nell’interesse di tutti». (m.l)

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