La Nuova Sardegna

Ancora bufera sul vescovo i gay lo accusano: è omofobo

di Luigi Soriga
Ancora bufera sul vescovo i gay lo accusano: è omofobo

Dopo lo scontro per la visita negata in una scuola un nuovo caso riguarda monsignor Paolo Atzei Al liceo Azuni davanti a 500 ragazzi dice: la maturità sessuale si raggiunge solo nell’eterosessualità

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SASSARI. Per il vescovo di Sassari non è proprio periodo. Le scuole non lo invitano, e si scatena la bufera. Le scuole lo accolgono, e si leva la tempesta. Comunque vada, il monsignore si ritrova circondato da un mazzo di microfoni, da un florilegio di taccuini e telecamere e avvolto da una garza spessa spessa di polemiche.

Nemmeno il tempo di godersi la pace natalizia con la “poco ospitale” preside di San Donato, che si spalanca la guerra con il Movimento Omosessuale Sardo. Il presidente del Mos Barbara Tetti lo definisce un omofobo, «uno che intimorisce gli studenti gay e lesbiche e crea un humus fertile alla discriminazione di genere». E Massimo Mele, altro leader storico del Mos, rincara la dose: «Uno non solo da non invitare nelle scuole, ma, se i toni dei suoi insegnamenti sono questi, è meglio tenerlo ben distante dai ragazzi».

Tutto succede la mattina del 19 novembre. Padre Paolo è in visita al Liceo Classico Azuni. Vuole fare la chiacchierata natalizia con gli alunni, e l’aula magna dell’istituto è zeppa come un uovo. Le insegnanti di religione hanno mobilitato le proprie classi, e l’arcivescovo ha davanti a sè almeno 500 occhietti svegli e incuriositi. Lui parla per un’ora, i temi sono i più svariati, dal Natale alla famiglia, alla pace e alla fede. Fin qui tutto liscio, ma poi arriva il momento del dibattito. E una ragazza alza la manina e rivolge al monsignore questa domanda: «Lei cosa pensa dei matrimoni e delle adozioni gay?». Quelle parole svolazzano un po’ tra qualche occhiata d’intesa e molto stupore, dopodiché si adagiano come cera sul pavimento. Il vescovo, in quell’istante preciso, ha tre possibilità: stare immobile, imperturbabile e glissare. Provare a pattinare su questo terreno sdrucciolevole, sperando di non inciampare. Oppure entrare duro in tackle sull’argomento, dritto e deciso sul solco tracciato dalla dottrina cattolica. E le sue parole, riferite poi da alcuni studenti gay, sarebbero state queste: «L’omosessualità può manifestarsi nella prima parte della vita di una persona (ossia l’infanzia e l’adolescenza), ma la maturità sessuale si raggiunge solo nell’eterosessualità». Mentre sulla opportunità di concedere alle coppie gay la possibilità di adottare un bambino, l’esempio portato sarebbe questo: «Non stiamo adottando un cagnolino, si adotta un bambino. Un bambino è una vita». E con quest’ultima frase, dopo le critiche dei difensori della scuola laica, quindi le bordate della comunità gay, padre Paolo ha sistemato anche gli animalisti. Ce n’è per tutti: mala tempora.

In verità a caldo le parole del monsignore non hanno suscitato alcun clamore. Gli adolescenti, che sul tema dell’omossessualità scherzano e si muovono con il tatto degli ippopotami, hanno una buccia molto grossa. Però là dove i nervi sono scoperti, dove la scorza è molto sottile, quelle parole grattano sulla carne di un’omosessualità viva e bruciano.

Alcuni studenti a mente fredda si sono confrontati, hanno condiviso il loro sconcerto, hanno preso carta e penna e scritto in forma anonima prima al preside dell’Azuni, e poi, firmandosi, anche al Movimento Omosessuale Sardo: «Cari amici del Borderline, ci preme informarvi delle affermazioni del vescovo, ben lontane dall’apertura di Papa Bergoglio, e che anzi rivelano una linea di totale disconoscimento dei diritti e della dignità degli omosessuali».

E proseguono: «Per il nostro arcivescovo gli omosessuali adulti sono degli esseri immaturi e infantili. Gli si deve negare il diritto al matrimonio, e meno che mai l’adozione di un bambino. Il paragone con il cane poi è quanto mai infelice: innanzitutto anche il cane, come qualunque altro animale è una vita, è un essere vivente e come tale merita rispetto e amore. Poi secondo il ragionamento del vescovo a una coppia omosessuale è concessa al massimo l’adozione di un cane, ma mai quella di un bambino».

E la riflessione finale è questa: «La cosa più grave è che tali asserzioni sono state rese a un pubblico di giovani studenti che attraversano proprio quelle fasi di crescita della personalità e dunque anche della sfera sessuale, particolarmente delicate. Incontri del genere sono del tutto diseducativi o addirittura pericolosi e dannosi e riteniamo che debbano essere evitati. Perché ingenerano insicurezze, complessi, paure in coloro che magari stanno cercando di comprendere ed accettare il loro orientamento sessuale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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