Controlli antiterrorismo in Gallura a Olbia al setaccio 10 abitazioni
OLBIA. L’operazione antiterrorismo alla ricerca di infiltrati della Jhad nell’isola è scattata alle quattro del mattino di ieri. Una trentina di agenti in tenuta anti sommossa dei commissariati di...
OLBIA. L’operazione antiterrorismo alla ricerca di infiltrati della Jhad nell’isola è scattata alle quattro del mattino di ieri.
Una trentina di agenti in tenuta anti sommossa dei commissariati di Olbia, Porto cervo e Tempio, coordinati dal questore di Sassari Pasquale Errico e diretti dal capo della Digos della questura di Sassari e dai dirigenti dei commissariati galluresi hanno avviato una lunga serie di perquisizioni in una decina di abitazioni di Olbia e di alcuni centri turistici sulla Costa dove risiedono cittadini extracomunitari provenienti dalla Siria, Pakistan, Libia e Marocco. Sono state oltre cinquanta le persone identificate e controllate nel corso del blitz disposto dalla questura, un blitz finalizzato, stando alle scarsissime informazioni trapelate, all’accertamento della regolarità presenza in Italia di diversi componenti di nuclei familiari che si sarebbero “ricongiunti” nell’isola di recente. Nessuna informazione è stata diffusa su quanto sarebbe stato rinvenuto nel corso delle perquisizioni, ritenute «azioni coperte da riserbo investigativo» dai funzionari che hanno guidato il blitz della polizia di Stato.
Una inchiesta, quella che è stata svelata dall’operazione messa in atto ieri dalla forze dell’ordine, che non avrebbe (almeno apparentemente) legami con la cellula di Al Qaeda sgominata nell’aprile scorso con l’arresto del presunto capo dei fondamentalisti islamici di Olbia, il pachistano Sultan Wali Khan. Si tratta di una nuova indagine, condotta dalla Digos di Sassari, che potrebbe essere collegata alle operazioni di polizia che, nei giorni scorsi, hanno portato in cella una cellula dell’Isis operante nel bresciano. Gli uomini finiti in manette avevano pubblicato sul web una serie di foto in cui erano ritratti con le armi in pugno. Dalle indagini è emerso che i quattro, tutti originari del Kosovo e fortemente radicalizzati, avevano inneggiato all’estremismo criminale dell’Isis. Nelle chat – dalle quali sarebbe emerso un contatto con persone residenti nell’isola – erano state avanzate minacce nei confronti del Papa, chat che annunciavano «visite dai parte dei terroristi dello Stato Islamico a quello che sarà l’ultimo Papa». Il blitz, in collaborazione con le autorità balcaniche, era scattato in alcune città italiane e in Kosovo. Nessuna conferma, sul punto, arriva dalla questura di Sassari, che si limita a definire l’operazione portata avanti «un accertamento di routine» che ha però tenuto impegnati una trentina di uomini delle squadre investigative e della Digos per oltre dieci ore in controlli e perquisizioni anche personali. Le attività contro il terrorismo in Italia restano sempre altissime. Siamo ad Allerta 2 (su tre protocolli di intervento: il terzo equivale allo stato di guerra) applicato in ognuno dei “siti sensibili” individuati dal Viminale, che comprendono oltre ai punti di maggior frequentazione tra porti aeroporti, stadi, chiese, musei, teatri e le migliaia di potenziali obiettivi del terrorismo islamico, comprese le zone dove risiedono i cittadini extracomunitari, anche loro vittime degli jihadisti islamici. Alle necessariamente appariscenti operazioni antiterrorismo come quella scattata ieri mattina a Olbia si affiancano le riservatissime ricerche di decine di agenti dell’intelligence che operano da tempo nell’isola.
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