La Nuova Sardegna

Riforma dei tribunali, la questione gallurese fa litigare gli avvocati

di Alessandro Pirina
Il tribunale di Tempio
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Il tribunale di Tempio

Salta la riunione dell’Unione delle curie sul riassetto delle sedi giudiziarie. Sul tavolo la richiesta dell’ordine di Tempio di trasferire il foro a Olbia

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SASSARI. La nuova cartina geografica dei tribunali disegnata dal ministro Andrea Orlando non piace agli avvocati sardi. Tutti uniti nel difendere gli attuali assetti. Un’unità di intenti messa nero su bianco in un lungo documento in cui l’Unione regionale delle curie chiede al governo di evitare l’accentramento della giustizia in poche sedi. E quindi guai a toccare la sezione della Corte d’appello di Sassari e i tribunali di Lanusei, Oristano e Tempio. L’atlante della giustizia deve rimanere così com’è. Con un sola novità: il trasferimento della sede di Tempio a Olbia. Una scelta dettata dai numeri, tutti a favore della città costiera. È così che ha previsto l’Unione delle curie nel suo dettagliato documento. Che ieri, in qualche modo, sarebbe dovuto essere convalidato dagli avvocati sardi riuniti in un’assemblea plenaria, ma all’ultimo l’incontro di Cagliari è saltato. La motivazione ufficiale parla di una indisposizione del presidente dell’Unione, Gianni Carrus, numero uno dell’Ordine di Lanusei, ma in realtà è stata la questione gallurese a spingere per il rinvio della riunione.

In molti, da Sassari a Nuoro, non hanno apprezzato che nello stesso documento in cui si chiede al ministro di salvaguardare l’attuale assetto delle sedi giudiziarie sia stata inserita la volontà di trasferire il tribunale da Tempio a Olbia. Un forte malumore che, inevitabilmente partito dall’alta Gallura, ha contagiato gli altri ordini. Un malessere di cui si fa portavoce Roberto Corrias, presidente dell’Ordine di Nuoro. «La nostra posizione è quella di difendere gli attuali sei presidi giudiziari sardi, la Corte d’appello di Cagliari e la sezione di Sassari. Sinceramente in questo momento il documento mi è parso inopportuno, perché crea spaccature. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Presentarci disuniti è il peggior messaggio che possiamo mandare al ministero. Quella sul tribunale di Tempio è una questione che deve essere risolta all’interno del territorio gallurese». Ed è questo che ieri Corrias ha ribadito ad alcuni avvocati di Tempio che si sono presentati a una riunione a Nuoro con un controdocumento.

Ma la presidente dell’Ordine di Tempio, Paola Gosamo, non arretra di un millimetro: per lei non esiste alternativa al trasferimento della sede del tribunale a Olbia. «Tutti erano d’accordo sul documento, nessuno ha mosso obiezioni. Ora forse qualcuno ha cambiato idea, ma di certo quelli non possiamo essere noi. Io ritengo sia giunta l’ora di finirla con le ipocrisie. Non è più ragionevole mantenere lo status quo fine a se stesso. Non si può non tenere conto del mutamento socio-economico che si è verificato negli ultimi 50 anni». La Gosamo snocciola i numeri. Tutti a favore di Olbia: 100mila residenti tra la città e l’hinterland contro i meno di 15mila di Tempio. Che in termini di contenziosi equivale a una cifra tra il 75 e l’80%. Numeri che si riflettono anche sugli avvocati: 500 olbiesi contro 100 tempiesi.

«Basta pensare che i 9 componenti del consiglio dell’Ordine di Tempio sono tutti di Olbia». Nel 2011 l’allora ministro Pietro Giarda parlò di «anomalia di Olbia che pur essendo per bacino di utenza e rilevanza economico sociale ben più rilevante della realtà di Tempio è destinato a soccombere» in assenza di un’apposita norma che proceda all’istituzione di un nuovo tribunale e alla soppressione e accorpamento di quello esistente. «Io ritengo sia arrivata l’ora di chiedere che quello che a Olbia spetta da 50 anni. Per noi è inevitabile che si arrivi a questa soluzione. Io sono contenta se salvano Lanusei, Oristano o la sezione della Corte d’appello di Sassari, ma se mi chiedono di salvare Tempio così com’è non ci sto. Basta con le ipocrisie. Quando 4 anni fa si poteva salvare la sede staccata di Olbia, Tempio si oppose. Per noi, dunque, al trasferimento del tribunale non esistono alternative. Abbiamo aspettato anche troppo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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