«Una Carta dei valori per far crescere un’identità europea»
L’ex ministro dei beni culturali al via dell’anno accademico «Trovare una sintesi tra le diverse tradizioni culturali»
SASSARI. Non è solo questione economica, l’Europa non si può costruire a tavolino, serve un’identità culturale capace di amalgamare realtà prossime ma differenti. Così, si può unire davvero la gente del Vecchio continente e dare un nuovo senso al futuro prossimo di un’espressione geografica in cui i governi e le istituzioni politiche faticano, e non poco, a realizzare autentica unità. Parola di Massimo Bray, direttore generale dell’Istituto Enciclopedia italiana Treccani ed ex ministro ai Beni culturali, ospite d’onore ieri alla cerimonia inaugurale del 454° anno accademico dell’Ateneo turritano.
Dalla sala di rappresentanza del Rettorato, dove ha avuto un incontro con la stampa che ha preceduto l’apertura della lunga mattinata, Bray ha lanciato la proposta di redigere al più presto un Manifesto della cultura Europea, una sorta di decalogo con i principi fondamentali che hanno fatto la storia dei singoli stati e dai quali, oggi, si può partire per ritrovare il senso delle cose. Lo dice senza retorica mentre spiega il significato di una proposta che, questo l’auspicio, può essere accolta con ampio consenso: «Per molti anni abbiamo incontrato diverse difficoltà a far nascere l’Europa perché uno stato non si fonda solo sulla burocrazia o su presupposti di tipo economico-finanziario, occorre lavorare su un senso d’identità culturale che oggi in Europa è ancora tutto da costruire». Da qui l’idea di un manifesto basato su alcuni punti cardine che dovrebbero costituire le nuove fondamenta culturali dell’Unione europea.
A chi gli chiede su quali principi dovrebbe essere basata questa Carta, risponde senza tentennamenti: «Intanto sul rispetto del senso d’identità e delle storie dei singoli paesi che la compongono, ma anche sulla capacità di identificare con precisione le radici cristiane che nel contesto della storia europea hanno avuto un peso non indifferente e quindi sull’abilità di riuscire a mettere insieme queste tradizioni per dare nuovo impulso all’agire politico».
Memoria e identità devono poter trovare spazio anche nell’Accademia per diffondere e rafforzare quel senso di comunità che ha fatto la storia del Paese. Lo sforzo economico è importante, dunque, ma non basta, la cultura, ha rimarcato ancora il direttore dell’Istituto Treccani, deve essere al centro dell’azione politica per favorire, come avveniva nel Rinascimento, il confronto e la libera circolazione delle idee. «Colpisce e in certo modo preoccupa – prosegue Bray – che la classe dirigente oggi non consideri questi principi come prioritari e dai quali, invece, dovrebbe ripartire per garantire centralità al sapere e alla conoscenza». Desiderio di conoscenza che dovrebbe essere promosso e sostenuto soprattutto tra le nuove generazioni. Al riguardo, la riflessione sulla nascita della “Nuova scuola” che ha animato il dibattito culturale dell’ultimo periodo può essere uno stimolo importante per ribadire un principio irrinunciabile: «Scuola e Università – scandisce Bray – devono essere i pilastri su cui costruire la nuova società, alle istituzioni e alla classe politica il compito non facile, ma prioritario, di sostenere con strumenti e risorse adeguati la ricerca e la conoscenza». Università, biblioteche e archivi, ha concluso Massimo Bray, sono i luoghi in cui si sono formati i cittadini del nostro paese, «luoghi che conservano e tramandano la nostra memoria storica e che oggi, più che mai, rappresentano anche i luoghi ideali da cui ripartire per raccogliere le sfide sempre più ardue imposte dall’era digitale».
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