La Nuova Sardegna

Il sindaco: assurdo e inaccettabile

Fasolino: «Questa scelta non ha nulla a che vedere con l’integrazione»

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GOLFO ARANCI. La dirigente scolastica Raimonda Cocco non parla. Non con il giornale, almeno. Vano ogni tentativo di capire le ragioni della sua decisione: quel no al presepe e alla recita scolastica nella materna di Golfo Aranci. Lo farà lunedì, con il sindaco Giuseppe Fasolino. Al quale ha detto: «Applico la legge, la scuola è laica».

La sua decisione, però, potrebbe toccare molte altre scuole. Perché la Cocco dirige sei scuole primarie e cinque materne, la maggioranza delle quali a Olbia. Varrà dunque anche a Olbia la sua decisione? Varrà in una città che ha la percentuale più alta di stranieri residenti di tutto il Meridione? Secondo i dati dell’Istat, anno 2015, i cittadini stranieri in Italia sono pari all’8,2% della popolazione. In Sardegna, al 2,7%. A Olbia, al 9,6% della popolazione. «Le nostre scuole sembrano quelle delle Benetton» disse un assessore comunale, riferendosi alle belle pubblicità (integranti) targate Oliviero Toscani. Tra gli stranieri di Olbia, il 30% è di religione islamica. Quindi, il Natale laico - a rigor di logica - potrebbe essere celebrato in tutti gli istituti del primo circolo, quello guidato dalla Cocco: in via Leonardo da Vinci, a San Simplicio, in via Roma, in via Nanni, a Poltu Quadu.

Il caso è nato a Golfo Aranci, per ora. E il sindaco è netto: «Mi sembra assurdo ed esagerato vietare ai bambini di imparare i canti natalizi riconducibili alla religione cristiana. Evitare di fare il presepe o impedire ai bambini di intonare i canti natalizi equivale a eliminare un pezzo della nostra cultura e delle nostre tradizioni e lo trovo inaccettabile – scrive Fasolino in una nota –. Ritengo paradossale la decisione del dirigente scolastico di opporsi alla proposta di festeggiare il Natale a scuola, insegnando ai bambini le canzoncine per Gesù Bambino. È un diniego che nulla ha a che fare con l'integrazione, con i fatti di Parigi, anzi, genera ulteriore confusione nei bambini. Il Natale dovrebbe essere un'occasione per unire, non per dividere e questo "stravolgerlo" non va certo in questa direzione, anzi concorre a esasperare ancora di più gli animi: infatti sono tanti i genitori allibiti e pronti a dare battaglia al dirigente scolastico. Tutti devono poter essere liberi di celebrare il Natale. E nulla vieta di insegnare ai bambini la diversità delle altre fedi, ma senza per questo cancellare la nostra: di questo passo altrimenti vieteremo ai bambini di disegnare anche la natività e per coerenza dovremmo tenere aperta la scuola il 25 dicembre». (g.pi.)

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