La pista: Saba attirato in una trappola
La vittima sarebbe stata costretta a raggiungere l’ovile dove è stato poi colpito a morte da Gavino Addis
MARTIS. Gli ultimi spostamenti di Valentino Saba nelle fasi immediatamente precedenti l’ora in cui è stato barbaramente ucciso a bastonate in un luogo che viene male immaginare possa avere raggiunto a piedi e da solo. E poi l’arma del delitto che non si trova, perché quella consegnata dall’omicida non sarebbe compatibile con le lesioni rilevate sul cadavere. Infine, il presunto coinvolgimento di altre persone che potrebbero avere avuto un ruolo nella vicenda e si sarebbero allontanate quando è stata presa coscienza che la “punizione” severa era sfociata in tragedia.
Sono questi gli elementi sui quali stanno lavorando senza sosta i carabinieri del Nucleo investigativo del comando provinciale e quelli della compagnia di Sassari che hanno arrestato Gavino Addis, 52 anni, allevatore, con l’accusa di omicidio volontario. È stato lui a massacrare a bastonate il “rivale” di una vita fino a ucciderlo sul prato, in un punto rialzato della sua azienda agricola. L’uomo sarà sentito nel carcere di Bancali, dove si trova dalla sera del delitto, probabilmente nella giornata di lunedì.
Il suo racconto - secondo gli investigatori - al momento convince solo in parte. In quella che riguarda la reazione disperata e violenta, nella quale ha scaricato l’odio accumulato nel corso degli anni, senza fermarsi fino a quando Valentino Saba non è rimasto a terra senza dare più alcun segno di vita. È stato proprio Gavino Addis a dare l’allarme con una telefonata al 118: ha detto di avere bisogno di una ambulanza perché la persona con la quale aveva litigato stava male. Quando il medico e gli operatori sono arrivati sul posto, però, non c’era più niente da fare, inutili i tentativi di rianimare Valentino Saba. Gravissime e mortali le lesioni al cranio e al torace.
I carabinieri (ma anche i familiari di Valentino Saba) dubitano che l’uomo possa avere raggiunto da solo, a piedi, l’azienda di Gavino Addis, del quale tra l’altro aveva anche paura. L’aveva confidato in casa ma anche a qualche conoscente. Di scontri e minacce ce n’erano stati nel tempo, e ogni volta era sempre peggio.
Addis ha raccontato di avere sentito dei rumori e di essere uscito per controllare. Dice di avere avuto la sensazione della presenza di qualcuno vicino alle pecore. Qui - secondo la sua versione, che presenta diversi punti oscuri - avrebbe scoperto Valentino Saba. Sarebbe cominciata la lite violenta: Addis sostiene di avere disarmato Saba che impugnava un bastone e di averlo a sua volta colpito.
Ma troppe cose non tornano. Come può essere che Valentino Saba si sia recato a piedi in quell’azienda per rubare le pecore? Come avrebbe trasportato il bestiame?
Tra le ipotesi prese in esame dagli investigatori, anche quella che Saba possa essere stato attirato in una trappola, magari con la scusa di un chiarimento. Testimoni, infatti, avrebbero raccontato di avere notato Saba che - uscito dal bar - si dirigeva verso casa, dove però non è mai arrivato. Che abbia incontrato qualcuno lungo il percorso? È salito a bordo di un’auto guidata da persona che conosceva o che, comunque, era in grado di dialogare con lui su qualcosa e che l’ha convinto ad accettare l’invito? Su questo e altri aspetti l’attività investigativa è in pieno svolgimento.
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