La Nuova Sardegna

Migranti, allarme jihadisti nel Sulcis

di Stefano Ambu
Migranti, allarme jihadisti nel Sulcis

La Capitaneria: vigilanza sugli sbarchi. Ieri intanto a Cagliari l’arrivo di 286 profughi eritrei in fuga, tra loro diversi bambini

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CAGLIARI. Nuovo sbarco di migranti sulle coste sud della Sardegna. Giovedì notte un barchino con a bordo otto algerini è approdato sulle spiagge di Teulada. L'ultimo approdo di una lunga serie. La stessa mattina a bordo di un altro barchino, ne erano arrivati altri 11. Ieri -ma questo è un altro capitolo, anche se dello stesso tomo immigrazione- altri 286 profughi nell'isola, salvati e portati a Cagliari dalla spagnola Canarias. Massima solidarietà, ma anche massima attenzione per il pericolo terrorismo.

L’allarme. «Il momento, dopo Parigi, è delicato – ha detto il comandante della Capitaneria di porto di Cagliari, Roberto Isidori – non bisogna sollevare l'asticella dell'ansietà e la situazione è controllata da tutti coloro che si occupano dei dispositivi di sicurezza. Chiaramente bisogna stare attenti, non ci sono segnali di recrudescenza del fenomeno, ma è evidente che molti migranti arrivano da zone calde: nei grandi numeri ci potrebbe essere il soggetto a rischio. I piccoli sbarchi arrivano spesso dall'Algeria – spiega Isidori – ed è una zona dove ci sono stati fenomeni importanti di jihadismo. C'è la massima attenzione con un piano già predisposto».

Altri profughi. Ieri intanto a Cagliari sono sbarcati 286 profughi. Condizioni generali di salute abbastanza buone, ma molti hanno la scabbia: quasi inevitabile il contagio quando si vive per giorni e giorni uno attaccato all'altro in mezzo al mare prima di essere raccolti al largo delle coste libiche. Nessun allarme, dice la Asl: basterà un trattamento e fra una settimana la visita di controllo dirà verosimilmente che sarà tutto finito. La Canarias è sbarcata al Molo Rinascita nel primo pomeriggio. I primi a toccare terra sono stati i migranti che stavano peggio degli altri: qualcuno disidratato, uno in ipoglicemia. Tutti subito visitati e sottoposti alle prime cure dalle équipe mediche pronte sotto bordo. Poi gli altri. Tra loro trentatré donne e ventisette minorenni, quattro tra i sei e i sette anni. La maggior parte eritrei, 139. Per loro la Sardegna sarà un ponte per raggiunger il nord Europa. Ci sono somali (94) e poi etiopi, marocchini, tre palestinesi, due libici, un siriano e infine un mauritano.

L’accoglienza. Pronta e collaudata al porto la cittadella della prima accoglienza. Nel maxi-spiazzo accanto alla nave la Protezione civile ha allestito il campo di assistenza con una tensostruttura di 160 metri quadri e postazioni mediche e di identificazione. A disposizione due autobotti per una capienza di 15mila litri. Al lavoun centinaio di persone. Presenti gli assessori regionali Luigi Arru (Sanità) e Donatella Spano (Protezione civile). Su indicazione del Viminale, hanno assistito alle operazioni due osservatrici dell'Unhcr, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei rifugiati.

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