Olio, meno quantità e più qualità
Nell’isola non c’è il record stabilito nella penisola, ma si annuncia una produzione di livello eccellente
CAGLIARI. Poco ma buono. In Sardegna non si registrano le quantità record di olio del resto d’Italia, ma in compenso si segna un livello di qualità altissimo. I dati sono parziali, visto che il periodo è quello della raccolta, soprattutto nel centronord, ma delineano già per l’olio sardo un’ottima annata. Nell’isola le aziende impegnate nell’olivocoltura sono 34mila di cui la metà lavora su terreni di estensione inferiore ai due ettari, mentre solo il 13 per cento possiede uliveti di oltre 10 ettari. La maggior parte si trovano nel centronord: il 43 per cento sono tra Sassari e Nuoro. Il 31,5 tra Cagliari e Oristano, mentre il resto della Sardegna ne ospita il 25. «Quest’anno si è registrato un ritardo nella maturazione delle olive dovuto alle alte temperature – spiega Nicola Garippa, coordinatore dell’Op Apos che conta circa 300 soci tra produttori e frantoi delle vecchie province di Nuoro e Sassari –. La pianta facilita il distacco quando arriva il freddo. Questo avvantaggia la qualità, in quanto le olive maturano lentamente e distribuisce in un arco di tempo più lungo la raccolta». Previsione confermata dall’olivicoltore di Ittiri Salvatore Sanna. «Abbiamo appena iniziato la raccolta. Quest’anno ci sarà una leggera flessione nelle quantità, ma possiamo definirla una stagione media. C’è una produzione a macchia di leopardo dovuta molto probabilmente alle piogge e all’umido del mese di giugno durante il periodo di allegazione. Le altissime temperature dell’estate invece non hanno influito in negativo anzi hanno contenuto la mosca olearia».
«La Sardegna negli ultimi anni va controcorrente rispetto al resto della penisola – commenta il direttore di Coldiretti Luca Saba –. Due anni fa abbiamo avuto il crollo delle produzioni, anticipando di un anno la penisola che l’ha subito l’anno scorso. Quest’anno, invece, rispetto alla stagione record in particolare della Puglia e della Calabria, maggiori produttori italiani, la nostra è ordinaria, con qualche perdita soprattutto nel sud per la prolungata siccità. Ma la qualità si preannuncia eccellente». «Quello olivicolo – dice ancora Saba – è un settore in cui stiamo investendo. L’Apos, l’associazione di produttori del centro nord ne è un esempio. Stiamo lavorando per unire non solo i produttori ma l’intera filiera, migliorando anche la lavorazione e la produzione«.
Il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu si sofferma invece sulle frodi salite agli onori della cronaca nell’ultimo mese soprattutto per quanto riguarda l’olio extravergine. «Ben vengano questi scandali – dice – se servono per sbugiardare chi cerca di truffare. In questo modo sale l’attenzione dei consumatori che devono essere consapevoli che un olio extravergine non può costare 3 euro. In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione chiediamo maggiore attenzione nell’acquisto. Occorre leggere attentamente le etichette».
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