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Stipendi e scatti “congelati” docenti sul piede di guerra

Stipendi e scatti “congelati” docenti sul piede di guerra

CAGLIARI. I docenti e ricercatori universitari sono sul piede di guerra: chiedono che dopo lo sblocco degli stipendi, deciso dal Parlamento nella legge di stabilità, vengano loro riconosciuti gli...

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CAGLIARI. I docenti e ricercatori universitari sono sul piede di guerra: chiedono che dopo lo sblocco degli stipendi, deciso dal Parlamento nella legge di stabilità, vengano loro riconosciuti gli effetti giuridici del quinquennio 2011-2015 esattamente come è avvenuto per tutti gli altri dipendenti pubblici.

Non si tratta di un aumento sulla busta paga e neppure del recupero degli arretrati, spiegano i docenti in una nota diffusa in tutta Italia e in Sardegna. Ma semplicemente di un adeguamento della retribuzione in base all’anzianità maturata nei cinque anni in cui la situazione economica della categoria è rimasta congelata, adeguamento che partirebbe dal primo gennaio 2015 così come per le altre categorie del pubblico impiego.

In una lettera al Presidente della Repubblica firmata dal docente torinese Carlo Ferraro e da 14200 tra docenti e ricercatori di 82 sedi universitarie la richiesta di allineare i diritti dell’Università a quelli degli altri dipendenti dell’amministrazione pubblica è stata illustrata in modo chiaro, mettendo l’accento su un aspetto non certo secondario: gli avanzamenti di classe e gli scatti retributivi dei docenti sono i soli legati a una valutazione della qualità. Come dire che il lavoro dei docenti universitari viene monitorato sotto il profilo dell’attività didattica, della ricerca e della gestione.

È una forma di controllo della produttività - sempre che il termine valga anche per un lavoro intellettuale - che in tutto il pubblico impiego riguarda solo gli atenei. Ma al di là delle regole, se la valutazione ritarda arrivano in ritardo anche gli avanzamenti di carriera e quelli economici. Ecco perché nella nota diffusa in questi giorni i docenti sollecitano questo passaggio fondamentale per il riconoscimento dei loro diritti.

«Si pensi - scrive Ferraro nella nota inviata al presidente Mattarella - a un ricercatore di 35-40 anni, che percepisce oggi uno stipendio netto mensile di poco superiore ai 1700 euro. A seguito del blocco dei contratti, delle classi e degli scatti stipendiali gli è stato imposto di rinunciare negli anni 2011-2014 a circa 200 euro netti al mese. Egli non ne richiede la restituzione per i quattro anni passati e forse potrebbe essere disposto a sacrificarsi ancora per il 2015. Si aspetterebbe però almeno un ringraziamento per il suo sacrificio». (m.l)

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