Sanna: passo importante, ma ci vuole pazienza
SASSARI. «Un primo passo, importante, ma non certo l’ultimo». Cercare di scucire di più al normalmente non avaro sindaco Nicola Sanna sulla trattativa in atto sulla Riforma degli Enti Locali è...
SASSARI. «Un primo passo, importante, ma non certo l’ultimo». Cercare di scucire di più al normalmente non avaro sindaco Nicola Sanna sulla trattativa in atto sulla Riforma degli Enti Locali è tentativo vano. E la consegna del silenzio dà ben contro di una trattativa arrivata a uno snodo decisivo. Con l’idea “città medie” che potrebbe ricomporre il puzzle, ma solo di fronte a un impegno formale del Governo a dargli rango costituzionale. «Che Pigliaru abbia riconosciuto che Cagliari città metropolitana da sola non regge è un’apertura decisiva – ragionano nell’entourage del primo cittadino – ma l’attuale “strumento collaterale” delle città medie è una scatola vuota se non prevede un implementazione che le equipari alle aree metropolitane in tutto e per tutto. E per fare questo serve pazienza».
Pazienza che il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore Cristiano Erriu potrebbero però non avere. Entrambi erano attesi venerdì a Sassari alla presentazione di “Sussidiarietà e spesa pubblica”, il rapporto redatto del fondatore della Compagnia delle Opere Giorgio Vittadini. Alla fine a parlare di enti locali ci hanno pensato per loro l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, e il presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau.
«La Riforma in discussione – ha sottolineato l’ex sindaco di Sassari aprendo i lavori – è la più delicata che si farà in questa legislatura. E non può esser fatta senza il consenso degli enti locali. Dobbiamo quindi procedere con la dovuta cautela. Perché il tema non è solo la nascita di una o più città metropolitane, ma l’unità regionale, e la sua specialità, che è sotto attacco. E rischia di essere travolta in un violento processo di centralizzazione in atto da anni a tutti i livelli. E finire per centralizzare a sua volta se le funzioni non verranno equamente e attentamente distribuite».
«Quando si parla di poteri e denaro in mezzo ci dev’essere un’idea di Paese, non un’idea furba ma calibrata sui principi di libertà, giustizia ed equilibrio – ha sottolineato Paolo Maninchedda – altrimenti si rischia che quel Paese sia pensato come un insieme di puntini senza linee che li uniscano. L’adeguatezza dei poteri è un tema centrale e mai risolto che ci portiamo dietro da almeno 3 o 4 decenni». «L’Europa – ha spiegato – si è posta il problema della densità ma non ne ha definito un modello univoco, dedicando risorse ma non progetti. L’Italia, a sua volta, ha individuato 20 città metropolitane in Italia, una in Sardegna. Questo ha accentuato il problema di come organizzare il potere in queste zone e quanti soldi dare, con il rischio appunto che i puntini restino scollegati fra loro. Serve quindi una visione e il primo obbligo di chi vuole avere una visione è il realismo. È chiaro che ci sono due problemi contemporaneamente: la densità e la scarsità, e una corretta visione della Sardegna deve risolvere questi problemi contemporaneamente evitando di creare competizioni e calibrando i poteri sulle reali esigenze dei territori. Non è pensabile che un soggetto istituzionale italiano decida che ci deve essere una città metropolitana e metta sul piatto 40 milioni facendo scattare la gara fra i territori». «Scuole, strade, università, ospedali, trasporti: impossibile per esempio pensarli in chiave strettamente locale perché riguardano la vita dei cittadini di tutta la Sardegna. Bisogna fare un ragionamento laico. Io devo potermi sentire a casa in ogni parte della Sardegna e sono sicuro con la riforma degli enti locali troveremo il giusto equilibrio fra i poteri che devono essere centrali e quelli che vanno gestiti a livello locale».
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