La Nuova Sardegna

Allarme nel nord dell’isola i bacini sono quasi a secco

A novembre sono stati persi altri 25 milioni di metri cubi dagli invasi La Regione adesso pensa di chiedere lo stato di emergenza al Governo

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SASSARI. Inutile guardare il cielo e fare la danza della pioggia. In Sardegna i temporali non arrivano e la situazione dei bacini diventa mese dopo mese drammatica. Gli ultimi numeri confermano l’allarme rosso.

Il monitoraggio delle riserve idriche è sconfortante e ora la Regione pensa di chiedere lo stato di emergenza.

I numeri. L’agenzia regionale del distretto idrografico ha fatto i conti. Nell’ultimo mese gli invasi sono calati di altri 25 milioni di metri cubi. Numeri che fanno paura, anche perché la pioggia non sembra arrivare.

Il nord. La zona più colpita è l’area nord occidentale dell’isola. Il tavolo che monitora lo stato degli invasi non ha dubbi. La situazione è peggiorata e in alcuni casi l’allarme è massimo. Le aree servite dai serbatoi dell’Alto Tirso a Sos Canales e del Liscia. A Sos Canales al 30 novembre erano presenti 0,5 milioni di metri cubi, pari al 14 per cento della capacità. Nella stessa data del 2014 c’erano 1,6 milioni pari al 44 per cento della capacità. Sul Liscia al 30 novembre erano presenti 36 milioni di metri cubi, pari al 34 per cento della capacità, a fronte di 62 milioni, pari al 60 per cento della capacità, nel novembre 2014.

Gli interventi. La Regione prova a metterci una pezza, o almeno a intervenire dove l’emergenza è maggiore. Mercoledì si riunirà il tavolo per analizzare l'insieme dei dati. Enas e Abbanoa cercheranno di aumentare l’autonomia dell’invaso fino a gennaio. Si cercherà di collegare anche il sistema con l’invaso di Monte Lerno, per dare maggior garanzia all’alimentazione dei centri abitati. Nella prossima giunta regionale saranno stanziati 190mila euro per l’intervento.

Liscia. Per quel che riguarda il sistema idrico alimentato dal serbatoio del Liscia, oltre agli interventi nell’impianto di potabilizzazione, si sono individuati quelli necessari per incrementare il grado di interconnessione con il sistema Coghinas. Si cercherà di utilizzare ancora di più in Gallura le acque potabilizzate nell’impianto di Pedra Maiore alimentato dalla diga di Casteldoria. Il tavolo tecnico integrato dal Consorzio di Bonifica della Gallura ha individuato una serie di interventi per il pieno utilizzo in agricoltura dei reflui depurati grazie ai nuovi impianti che quest’anno sono stati completati dal Consorzio.

La strategia. Una serie di interventi che hanno come obiettivo l’immediato. Ma la Regione studia anche per creare un sistema più efficiente e connesso per eliminare il rischio di lasciare ampie aree dell’isola a secco.

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