Il figlio morì nell’incidente, lui si uccide
Guspini, Gianluigi Piccioni non ha retto ai sensi di colpa: si riteneva responsabile della scomparsa di Nicolò, 9 anni
GUSPINI. Un mese vissuto nello strazio, dilaniato dai sensi di colpa. Ieri ha deciso di farla finita. Gianluigi Piccioni, il padre di Nicolò, 9 anni, morto in un incidente automobilistico la sera di Ognissanti sulla statale tra Guspini e San Gavino, si è impiccato nel garage della sua abitazione, in via Iglesias. L’uomo, che aveva 47 anni e faceva l’operatore agricolo gestore del B&b “S’abbe ‘e su mari”, è stato trovato morto ieri mattina poco prima delle 8 dal padre, che abita in una casa attigua ed era andato a trovarlo perché il figlio non rispondeva al telefono. Per lui non c’era più niente da fare, era morto da diverse ore. Viveva solo dopo la separazione dalla moglie, Patrizia Uccheddu, insegnante di scuola dell’infanzia, che era andata ad abitare a Sestu assieme al piccolo Nicolò. Il piccolo aveva altre due sorelle, Valentina e Lorena, entrambe maggiorenni. È stato presumibilmente il rimorso per la morte del suo bambino nell’incidente, causato da un’incauta manovra effettuata da lui stesso, a spingere Gianluigi Piccioni a farla finita con la vita. Una vita che per lui era diventata un inferno. Le sue condizioni psicologiche erano davvero precarie, non faceva altro che piangere e disperarsi per la morte del suo bambino di cui si sentiva responsabile. È stato trovato un biglietto con poche righe che fa riferimento al rimorso per aver causato l’incidente in cui è deceduto Nicolò. I familiari (genitori, sorella, fratelli) hanno fatto di tutto per stargli vicino e confortarlo, senza mai lasciarlo solo a lungo.
La notizia del suicidio di Gianluigi Piccioni si è sparsa in poco tempo in tutta Guspini, generando lo stesso dolore provato per la tragedia del primo novembre con la morte del piccolo Nicolò. Quel giorno, il bambino lo aveva trascorso, come sempre nei fine settimana e quando non aveva impegni con la squadra di calcio dei giovanissimi del Sestu Calcio, con il papà, i nonni e gli zii. Il padre andava a prenderlo per portarlo a Guspini e poi la domenica sera lo riaccompagnava dalla mamma. Così era stato anche il giorno di Ognissanti. Intorno alle 18 babbo e figlio avevano lasciato la casa di via Iglesias sulla Fiat Bravo, dirigendosi verso San Gavino e quindi la statale 131. Percorsi però pochi chilometri, Nicolò aveva detto al papà di essersi dimenticato lo zainetto con le sue cose personali. Gianluigi Piccioni aveva rallentato, si era spostato in una piazzola a bordo strada e aveva iniziato una manovra di inversione a “u” per tornare indietro. Era in un tratto di rettilineo, in lontananza si vedevano le luci dei fari delle auto che arrivavano. Una strada trafficatissima, non abbastanza larga, un rettilineo di una decina di chilometri che invitava a schiacciare sull’acceleratore. Teatro già numerose altre volte di disgrazie automobilistiche. Mentre effettuava velocemente l’inversione prima dell’arrivo di altre auto – come aveva raccontato lo stesso conducente sotto choc nel breve ricovero all’ospedale di San Gavino –, il motore della Bravo si sarebbe spento lasciando la macchina in mezzo alla strada a metà manovra. Pochi secondi e sull’auto era piombata una Fiat Marea, proveniente da San Gavino, con al volante Sandro Peis, 64 anni, autotrasportatore in pensione, di Guspini. Lo scontro era stato violentissimo, la macchina del pensionato si era schiantata sulla parte anteriore destra della Bravo, proprio nel punto corrispondente al sedile occupato dal piccolo Nicolò. Il bambino era morto sul colpo, i conducenti erano rimasti feriti entrambi leggermente e portati all’ospedale di San Gavino. Durante il viaggio verso l’ospedale, Gianluigi Piccioni aveva chiamato al telefono la moglie per dirle in maniera concitata che avevano avuto un incidente. Alla domanda della donna se fossero feriti, lui aveva risposto: «Si, molto». Poi la comunicazione si era interrotta.
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