A Travaglione il concorso dedicato ad Atzeni
Si aggiudica il secondo posto con “Kal’ite”. La giuria ha deciso di non assegnare il primo premio
CAGLIARI. Si è concluso venerdì il Concorso Internazionale di Composizione dedicato a Sergio Atzeni, indetto dal Lirico nel ventennale della scomparsa. Con «Kal’i-te» il sardo Enrico Travaglione si aggiudica da solo il secondo posto. Non è stato assegnato infatti un primo premio, per decisione unanime dell’autorevole giuria presieduta dal compositore e didatta Azio Corghi, e formata da Ivan Vandor, Gérard Zinsstag, Michele Dall’Ongaro e Fabrizio Casti, tutti compositori odierni. La competizione richiedeva la stesura di nuove opere musicali ispirate al romanzo «Passavamo sulla terra leggeri». ConTravaglione finalisti anche la piemontese Annachiara Gedda e il siciliano Joe Schittino, terzi a pari merito. È il primo appuntamento sinfonico da diversi mesi a questa parte, dopo la mini-Stagione concertistica della liquidata gestione Spocci. Ed è il primo in cui ha esordito pubblicamente il neo sovrintendente Claudio Orazi. Fa dunque piacere riascoltare, corposo e rutilante, il suono dell’Orchestra del Lirico di Cagliari guidata da Fabio Maestri. Purtroppo platea semivuota: a quanto pare le attuali “avanguardie” non hanno ancora sul pubblico sufficiente appeal. O forse l’evento meritava una maggiore campagna promozionale, chissà. Riguardo alle partiture in gara, va pur detto che di “avanguardistico” non vi era poi troppo. Il linguaggio della musica colta, da qualche decennio, pare talvolta essersi vagamente impaludato in sé stesso, pur non mancando di elementi d’interesse. Ad esempio «Passavamo sulla terra leggeri», ballata sinfonica in quattro parti di Joe Schittino, presenta alcuni personalissimi echi stravinskiani o bartokiani che si diluiscono in un materiale componistico suggestivo, variegato e in continuo fermento. Più ieratico, statico ma coerente col titolo, «Nel mese del mare immobile», il melologo per quattro voci recitanti e orchestra di Gedda. Piuttosto evocativa all’inizio, nelle sezioni affidate al coro, l’azione scenico-vocale pensata da Travaglione tende poi, nelle voci soliste, ad articolazioni metriche che frammentano musica e testo con un’insistenza talora ridondante, che può rischiare a tratti la monotonia.
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