La Nuova Sardegna

a piedi sulla francigena

Croce in spalla da Pontremoli aiutato da eremita di Salerno

di Andrea Scutellà

ROMA. È impossibile non notare quella croce mastodontica al limitare di piazza San Pietro. Pesa 18 chili e sopra c’è scritto: «Cada paso una esperanza». Ogni passo è una speranza. Chissà quanta...

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ROMA. È impossibile non notare quella croce mastodontica al limitare di piazza San Pietro. Pesa 18 chili e sopra c’è scritto: «Cada paso una esperanza». Ogni passo è una speranza. Chissà quanta speranza deve aver diffuso Pablo Garcia, il pellegrino di Granada che l’ha portata a piedi, lungo la via Francigena, per 450 chilometri: da Pontremoli a Roma. E che è partito da molto più lontano, da Fidenza, per la precisione. Alla fine sono più di 500 i chilometri percorsi, un’infinità se misurata in passi. Racconta di aver impiegato in tutto 17 giorni, di cui 14 in totale solitudine. Tiene a precisare di essere stato aiutato nel tragitto da una sua amica musulmana. Spiega di aver percorso una media di 47 chilometri al giorno. «Il giorno che ho camminato di più è stato da San Gimignano a Siena, 49 chilometri», aggiunge. Proprio quando la nostra fede inizia a vacillare, chissà quale provvidenza manda due ragazze, che ci schiaffano un cellulare in mano: «Ti abbiamo visto a Sarzana, sei un grande». «Sono andato da Aulla ad Avenza tre settimane fa, quindi in quel periodo devo essermi fermato a Sarzana», risponde lui.

La cosa più bella del viaggio è stata l’ospitalità delle persone. Molti, però, anche i momenti duri, come la neve sul passo della Cisa, quando ancora non era arrivato a Pontremoli, dove ha caricato quell’insegna di legno. Il rospo più duro da ingoiare, oltre gli insulti lungo il cammino, sono state le porte chiuse in faccia da alcuni sacerdoti. «Hanno visto la croce - racconta - e non mi hanno accolto. Poi, però, arrivava sempre qualcuno che mi aiutava».

Ha tutta l’aria di un rito catartico, il suo, ma lui ci confida di aver preso la Francigena soprattutto per sua sorella. «È depressa», spiega senza approfondire. Dalla pagina Facebook “Cada paso una esperanza” apprendiamo che ci sono alcune cause su cui vuole puntare i riflettori, come la «sclerosi multipla, le malattie rare, la ricerca sul cancro e l’aiuto ai profughi». Pablo porta la sua croce con le stesse braccia con cui, 20 anni fa, trasportava un mitra per la marina spagnola. Lungo il cammino in molti hanno inciso sul legno messaggi o saluti: si legge «Baci dalla Toscana a Francesco», «al Papa socialista», «Dio aiutami», ma soprattutto «Onoma tou ine megalo»: il tuo nome è grande.

Una dedica scritta in greco dal suo nuovo amico: Eugenio, un viaggiatore originario di Salerno conosciuto in piazza San Pietro. «Anche io vengo da lontano - racconta - dal Monte Athos, una specie di Vaticano ortodosso. È composto di 22 monasteri di rito greco e russo, le donne non possono entrare, neanche gli animali di sesso femminile. Lì mi hanno ospitato e ho lavorato in cambio, ho colto le olive. Prima di questo Papa stavo per diventare ortodosso, ma poi l’ho visto e ho deciso di restare cattolico». Tra i progetti di Eugenio c’è quello di proseguire verso Gerusalemme. Per ora, però, aiuterà Pablo a portare la sua croce in giro per Roma, proprio come Simone il Cireneo fece con Cristo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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