La Nuova Sardegna

L’amore noir di Lansdale nei disegni di Daniele Serra

di Fabio Canessa
L’amore noir di Lansdale nei disegni di Daniele Serra

Lo scrittore americano e il fumettista sardo al “Courmayeur Noir in festival” Dopo il successo in Usa arriva anche in Italia il graphic novel “Fidati, è amore”

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di Fabio Canessa

Grande ospite del «Courmayeur Noir in festival» , in corso questa settimana, Joe R. Lansdale riceverà il Raymond Chandler Award, importante riconoscimento alla carriera che va ogni anno a un maestro dei generi letterari thriller e noir. Un premio sicuramente meritato per uno degli scrittori più geniali e prolifici del panorama internazionale.

Autore di decine di romanzi, di tantissimi racconti, di soggetti per il cinema, Lansdale si muove anche nell'ambito del fumetto scrivendo direttamente sceneggiature o seguendo adattamenti di suoi testi. Quest'ultimo è il caso di «Fidati, è amore», graphic novel appena pubblicata in Italia da Edizioni BD (e già uscita per il mercato di lingua inglese con il titolo «I Tell You It’s Love» come il racconto di partenza) in cui la penna dello scrittore texano si unisce al tratto del cagliaritano Daniele Serra. Nello scenario di un Natale maledetto si compie la parabola di un amore sinistro, distruttivo, malato che lega due amanti come una droga. Il disegnatore sardo cattura la bellezza oscura e perturbante che caratterizza tante storie di Lansdale. Lo fa con il suo stile pittorico, con dei dipinti che vanno a formare un libro che sembra unire magicamente l'illustrazione al fumetto come visto in altri pochi casi. Una collaborazione, quella di Serra con il grande autore americano, nata un po' per caso dopo un incontro qualche anno fa a Cagliari durante un tour di presentazioni dello scrittore in Italia. «Avevo già fatto delle copertine per dei libri americani di cui lui aveva curato l’introduzione – racconta l'illustratore – e così pensai di andare per presentarmi e salutarlo. Lui si ricordava del mio lavoro e ci scambiammo l’email per rimanere in contatto. Dopo gli spedii il mio portfolio e iniziammo a pensare a una collaborazione. Una grande soddisfazione per me che sono sempre stato un suo fan».

Ma cosa le piace di Lansdale?

«Dal punto di vista professionale adoro il suo modo di scrivere, i suoi libri riescono a coinvolgermi emotivamente come pochi sanno fare, soprattutto le sue cose più cupe penso abbiano una forza e una capacità di “centrare il bersaglio” incredibile. Dal punto di vista umano posso dire che è una persona estremamente gentile ed è un piacere lavorare con lui. È sempre disponibile, nonostante sia super impegnato trova sempre un po' di tempo da dedicarmi».

Il fumetto è tratto da un vecchio racconto di Lansdale. Cosa l'ha colpita la prima volta che lo ha letto?

«Più che colpito diciamo che mi ha letteralmente scioccato. Dopo aver deciso di collaborare insieme mi disse di scegliere il racconto che preferivo per adattarlo a fumetto, così mi sono messo alla ricerca e appena ho finito la lettura di “I Tell You It's Love” ho capito subito che avrei lavorato su quello. Era quello che stavo cercando. Un racconto duro, scioccante e pervaso da un’aria malsana».

Come ha lavorato all'adattamento?

«Sono partito disegnando uno storyboard. Non essendo uno scrittore, mi viene semplice lavorare direttamente per immagini, quindi non ho scritto l'adattamento ma l'ho direttamente disegnato».

C'è stata qualche difficoltà particolare?

«Inizialmente ero un po’ teso perché sentivo la pressione dello stare lavorando insieme con Lansdale, ma a poco a poco tutto è diventato molto naturale e non ci sono state particolari difficoltà. Mi interessava molto ricreare l'atmosfera malsana della storia e così ho pensato di rendere questa sensazione soprattutto attraverso gli scorci della città portuale dove è ambientata, rendendoli molto sporchi e spettrali».

E per delineare i personaggi?

«Per il personaggio maschile mi piaceva l'idea che non facesse trasparire emozioni, quindi ho pensato che utilizzare gli occhiali potesse essere una buona soluzione. Rappresentano una specie di schermo tra il lettore e il protagonista, infatti non si vedono praticamente mai i suoi occhi e ho pensato che questo lo rendesse enigmatico e freddo, contrastando molto la passionalità morbosa della storia. Per il personaggio femminile la caratterizzazione è più basata sui tratti che uso di solito per disegnare le donne nelle mie illustrazioni. L'unica cosa di particolare è il ciuffo rosso nei capelli, mi piaceva l'idea che potesse essere associato al fuoco, all'inferno e alla dannazione in generale».

Ma quale tecnica ha utilizzato per i disegni?

«Ho lavorato unicamente con l'acquerello. Volevo qualcosa di molto emotivo e onirico, così ho pensato di eliminare la china e il pennino e concentrarmi su uno stile più pittorico. Diciamo che nella mia mente c'era questa idea di cercare di unire i miei due campi lavorativi: l'illustrazione e il fumetto. Infatti ho utilizzato molte splash page e in generale una griglia della tavola che presentava poche vignette. Non so se l'esperimento sia riuscito o se in qualche modo sia percepibile, diciamo che questa era l'idea che avevo in testa e ho provato a renderla in questa graphic novel».

Intanto si è portato a casa i complimenti, tra gli altri, di importanti colleghi come George Pratt e Nicola Mari.

«Sono estremamente grato a George Pratt e a Nicola Mari per le parole che hanno speso riguardo il mio lavoro. Per me è stato un grandissimo onore perché li considero i miei maestri, li seguo da sempre e sono diventato illustratore anche per “colpa” loro. Se me l'avessero detto che nella mia graphic novel ci sarebbero state le loro cover quote probabilmente non ci avrei mai creduto. È un piccolo sogno che diventa realtà e per me un grande riconoscimento che mi ripaga di tanti anni di lavoro».

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