L’INTERVISTA»VIRGINIA MURA
SASSARI. Sa di gestire uno tra gli assessorati più difficili: creare occasioni di lavoro dove l’economia viaggia da anni con il segno meno e il tessuto produttivo è sempre più povero. La missione...
SASSARI. Sa di gestire uno tra gli assessorati più difficili: creare occasioni di lavoro dove l’economia viaggia da anni con il segno meno e il tessuto produttivo è sempre più povero. La missione quasi impossibile l’assessore Virginia Mura la porta avanti con tenacia. Dalla sua, una lunghissima esperienza alla guida delle direzioni del lavoro, prima le sedi provinciali e poi quella regionale. Molti anni vissuti sul campo ad analizzare l’andamento del mercato, a cercare soluzioni per conciliare tanta domanda e poca offerta. In un contesto difficile, dove le risorse non bastano mai, è importante avere chiari gli obiettivi, tracciare un percorso e seguirlo, per non provocare inutile sperpero di fondi e generare solo illusioni. Su questo aspetto, l’assessore Mura ha le idee molto chiare e contesta apertamente le scelte compiute in passato.
Centri per l’impiego. Sono stati completamente abbandonati, dice l’assessore. «Altre regioni hanno investito sui loro servizi, hanno fatto in modo che i centri potessero prendere in carico i disoccupati, diventando un punto di riferimento nella crisi». La Sardegna ha invece deciso di ignorare il ruolo dei Centri per l’impiego, potenziale hub e àncora di salvezza per chi si sente perso e ha bisogno di trovare un appiglio. «Abbiamo ereditato una situazione pesantissima – dice l’assessore Mura –. Sino al 2005 i Centri per l’impiego lavoravano sotto la regia del ministero del Lavoro, poi sono passati alle Province che nel frattempo in Sardegna erano diventate 8. Così i Centri, in tutto 28, sono stati gestiti per anni dagli 8 enti intermedi, senza alcun coordinamento, senza alcuna visione generale. Alcuni sono stati abbandonati, altri sono andati avanti grazie esclusivamente alla buona volontà del personale. Le cose – aggiunge Virginia Mura – stanno già cambiando, siamo riusciti a restituire ai Centri il loro ruolo, a fare in modo che siano loro a chiamare le persone, a proporre occasioni di lavoro, contratti, a offrire varie possibilità. A breve, probabilmente a gennaio, il consiglio regionale darà il via libera al disegno di legge che riporta i Centri per l’impiego sotto la guida della Regione, allora il coordinamento potrà essere garantito a tutti gli effetti».
Corsi di formazione. È l’altro aspetto sul quale l’assessore Mura si sofferma a lungo per dire che in passato si è sbagliato tanto. Corsi di informatica di base, corsi di inglese di base, corsi per la formazione di parrucchieri e di pasticcieri: «Negli anni scorsi si è visto un po’ di tutto. Corsi realizzati con il solo obiettivo di giustificare i finanziamenti ricevuti dal fondo sociale europeo, non finalizzati alla reale formazione di qualcuno ma soprattutto scollegati dalla realtà, dalla richiesta effettiva di quel tipo di figure professionali. Organizzati in questo modo – aggiunge l’assessore al Lavoro – i corsi di formazione si trasformano in ammortizzatori sociali e non danno alcun tipo di risposta alla crisi». Ecco perché è necessaria una vigorosa inversione di rotta: «Di recente abbiamo organizzato dei corsi di formazione per operatori socio sanitari. Il percorso ha visto operare in sinergia due assessorati: quello al Lavoro ha verificato il fabbisogno di queste figure nel settore privato, quello alla Sanità nel settore pubblico. Solo dopo le verifiche abbiamo stabilito numeri e risorse». I corsi hanno comportato un investimento di 6 milioni di euro e si rivolgono a un bacino di 1500 potenziali destinatari, sulla base delle richieste che arrivano dal mercato.
Interventi mirati. È la domanda a dettare le regole, tutto ciò che non prende spunto dalle reali richieste del mercato è uno spreco di tempo e di denaro. Per questo il mese prossimo potrebbe essere pubblicato «un nuovo grande bando sulla formazione professionale – annuncia l’assessore Mura – che sarà visionabile sulla piattaforma “Partecipa” della Regione». Ancora presto per dirlo ma è altamente probabile la formazione di nuove figure nei settori dove da mesi è più forte la richiesta, cioè Ict (Information and communications technology), ma anche nautica e agroalimentare. «Ma anche green e blue economy – aggiunge la responsabile dell’assessorato –, sinora la formazione in questi campi si è tradotta in contratti di lavoro». (si. sa.)
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