La Nuova Sardegna

L’isola ancora in affanno

di Silvia Sanna
L’isola ancora in affanno

Cresce l’occupazione grazie a bonus e jobs act ma la fine della crisi è lontana

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Ventenni e cinquantenni in cerca di un paracadute. Perché nell’isola della crisi, in cui l’industria cola a picco e il tessuto imprenditoriale si fa sempre più fragile, vivono identiche difficoltà. Da una parte i più giovani, che un lavoro rischiano di non trovarlo mai. E dall’altra i più “anziani”, che il lavoro l’hanno perso troppo presto, quando il traguardo della pensione è ancora un miraggio. A tutti serve una opportunità, un salvagente. I dati sono chiarissimi: in Sardegna la disoccupazione giovanile è alle stelle – un under 30 su tre non ha un impiego, ancora più alta la percentuale di under 24 a spasso – e c’è un esercito di espulsi dal mercato del lavoro che chiede di poterci rientrare. Qualche piccolo passo in avanti è stato fatto, merito di un mix sinora vincente: incentivi statali e regionali insieme, il jobs act e i bonus che inducono le imprese ad assumere giovani e meno giovani. La strada però è lunghissima. E la prima è dirlo è Virginia Mura, assessore regionale al Lavoro: «C’è qualche segnale confortante – dice l’esponente della giunta Pigliaru – nei primi 6 mesi del 2015 le misure adottate hanno portato i primi frutti con l’aumento dei contratti a tempo indeterminato e di conseguenza del tasso di occupazione. Ma niente toni trionfalistici, è solo una goccia nel mare».

I numeri. I primi sono contraddittori, almeno in apparenza: la disoccupazione cresce, ma cresce anche l’occupazione. Nel secondo trimestre 2015 il primo dato si ferma al 18 per cento, con un aumento di 0,5 punti rispetto al secondo trimestre 2014. Invece il tasso di occupazione (18-64enni) è al 50,3%, in aumento di 1,4 punti. C’è una spiegazione: il numero dei disoccupati è in aumento perché è cresciuto il numero di persone che rispetto a prima si rivolge agli uffici di collocamento e chiede di essere inserito nelle liste con la speranza di ricevere una chiamata. Il dato, se rapportato con quello sull’occupazione, può dunque essere letto positivamente. La Sardegna sta meglio rispetto al Mezzogiorno d’Italia, dove il tasso di disoccupazione è del 20%. Ma sta molto peggio rispetto alla media nazionale, che supera appena il 12%.

Più contratti. Effetto jobs act ed effetto bonus. I neo assunti, tra sgravi fiscali e incentivi, costano poco ai datori di lavoro. E tanti approfittano della possibilità di avere manodopera fresca e qualificata. In Sardegna l’occasione è stata colta più che nel resto d’Italia: le assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute del 35,4% rispetto all’anno scorso, nella Penisola il dato si ferma al 34,4. I contratti sottoscritti sono stati 28.911, 7563 in più rispetto al 2014. E contemporaneamente sono diminuiti i rapporti a tempo determinato e le assunzioni in apprendistato: i dati rivelano una maggiore stabilità contrattuale ma il passo nell’isola risulta ancora lento. Se infatti il dato finale è positivo, con un +5 per cento di assunzioni complessivo rispetto al 2014, è comunque inferiore rispetto al saldo nazionale che segna più 8,7 per cento.

Giovani a spasso. Non studiano, non lavorano e non sono impegnati in attività formative: sono i Neet, giovani di età compresa tra 15 e 29 anni in cerca di una bussola. Rappresentano il presente e il futuro, per questo l’Unione Europea ha deciso di investire su di loro una montagna di risorse che si sono tradotte in un programma chiamato “Garanzia giovani”. Un vero e proprio piano contro la disoccupazione giovanile che in Sardegna può contare su un budget di 54 milioni di euro. La Regione aveva stimato in 40mila il numero dei giovani interessati alle diverse misure. E il numero, un anno dopo la partenza del progetto, si è rivelato quasi esatto. Perché, sinora, sono statti 38.325 i giovani che hanno aderito, di cui 36.474 residenti nell’isola. Tra loro, quasi due terzi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. A fine novembre dai Centri per l’impiego erano stati presi in carico 31.477 giovani, l’81 % dei richiedenti. La Sardegna è al 7° posto in Italia per il numero di ragazzi presi in carico. Sinora sono stati avviati 1911 tirocini in altrettante aziende.

“Anziani” in caduta libera. Sono gli espulsi dal mercato che va in crisi. Le imprese che chiudono e trascinano gli addetti nel limbo della cassa integrazione e della mobilità. Dal 2010 è iniziata la caduta che sembra inarrestabile. Con un numero di lavoratori rimasti al palo sempre più alto e un ricorso sempre più massiccio agli ammortizzatori sociali, ordinari e in deroga. Al punto che le risorse a disposizione non sono sufficienti. Nell’isola che nell’anno in corso ha avuto un timido sussulto occupazionale, ci sono 17.656 lavoratori che campano grazie all’assegno di mobilità in deroga (11.628) e di cassa integrazione in deroga (6388). La prima tranche di fondi stanziati dal governo (che con il decreto interministeriale dell’agosto 2014 ha tagliato durata e finanziamenti) ammonta a oltre 21 milioni di euro. Nel 2014, quando i pagamenti riguardavano 23.944 lavoratori, il totale delle risorse stanziate è stato 93 milioni ma per garantire gli assegni a tutti servono ancora 100 milioni. Per fare fronte a questa situazione, la Regione sta provando a invertire la rotta, passando dalle politiche passive a quelle attive: l’ammortizzatore sociale è sostituito da un compenso (600 euro al mese) assegnato per un lavoro effettivamente svolto. Che porta con sè anche l’opportunità di rientrare nel mercato quando si è ancora troppo giovani per restarne ai margini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative