Buco delle Asl e Irpef, la stangata: ci costerà almeno 180 euro in più
La Regione ritocca verso l’alto le aliquote. Balzello da 15 euro al mese per le fasce più basse e a salire Scartata l’ipotesi del ticket. Per la giunta una scelta obbligata per tentare di ripianare il disavanzo
CAGLIARI. Un sospiro di sollievo: i ticket sui medicinali e sulle ricette non ci saranno. Pericolo scampato. La giunta Pigliaru ci ha ripensato e alla fine rinunciato: non è quella la strada scelta per risanare i conti della sanità. Attenzione però, non c’è comunque da stare allegri. Sempre per lo stesso motivo e cioè raddrizzare i costi del sistema Asl, ricoveri e farmaci ha deciso di aumentare invece l’addizionale Irpef regionale. È un rincaro anche questo, eccome se lo è, ma più equo e giusto. È calcolato sui redditi, non sulle cure, ma alla fascia di contribuenti più affollata (in Sardegna è quella tra i 15mila e i 28mila euro) costerà 15 euro al mese. 180 all’anno. Molto di più pagherà chi ha un imponibile fra 28mila-55 mila euro (+1,87 per cento) e che salirà fino a un più 2,10 per chi ha un imponibile fino a 75 mila e oltre. Gli unici a essere scampata sono i contribuenti sotto i 15mila euro: continueranno a versare l’1,23 per cento del reddito, cioè quanto finora tutti i sardi pagavano alla Regione.
La colletta obbligata. È con questo contributo straordinario e a tempo, dovrebbe durare massimo tre anni, che i sardi parteciperanno – loro malgrado – a coprire poco più della metà del disavanzo, molto banalmente una voragine, accumulato dalla sanità pubblica: 400 milioni. Ebbene sì, la manovra dovrebbe portare nelle casse della Regione 210 milioni in più: andranno ad aggiungersi agli attuali 190 milioni di addizionale incassati in media ogni dodici mesi. Per tappare il resto, la Regione utilizzerà i 130 milioni di maggior gettito (Irpef nazionale e Iva) rispetto al 2014 che riceverà dallo Stato, perché è migliorato quello che gli esperti chiamano «l’andamento del ciclo economico» e i mortali sintetizzano invece così: «Quest’anno abbiamo pagato più tasse». Gli ultimi 60 milioni del rosso-sanità la Regione li recupererà con una dieta ferrea applicata ai suoi conti. È chiamata con enfasi spending review dai soliti autorevoli contabili e invece per la massa sono le «immancabili sforbiciate», ma con il giuramento (della Regione) che saranno mirate e non ridurranno i finanziamenti destinati alle voci nobili del bilancio: scuola, università, borse di studio, cultura e servizi.
Il dado è tratto. Quella descritta finora è la fase uno del piano di rientro destinato a raddrizzare i costi, ormai fuori controllo, della sanità. La fase due arriverà fra pochi giorni, martedì, quando la Giunta ufficializzerà gli altri provvedimenti (dovrebbero essere una ventina) necessari per azzerare gli sprechi nelle Asl, negli ospedali e nella spesa farmaceutica. Con un differenza sostanziale: la prima fase, cioè l’aumento dell’Irpef regionale, dovrà essere approvata dal Consiglio regionale entro la fine dell’anno e per questo la delibera è stata trasmessa dopo neanche mezza giornata dal voto in Giunta all’assemblea. Che dovrà dare il via libera entro la fine dell’anno, altrimenti i rincari dell’addizionale non potranno essere applicati sui redditi del 2015 da dichiarare nel 2016. Invece per quanto riguarda la fase due, il resto del piano di rientro, la Giunta potrà deciderla in piena autonomia senza aspettare il lasciapassare del Consiglio.
Decisione sofferta. La Giunta non avrebbe voluto mettere le mani nelle tasche dei contribuenti, ma – sostiene – di essere stata costretta a farlo: era l’unico modo per frenare la crescita di una sanità che da tempo divora oltre il 50% del bilancio e che, anno dopo anno, è sempre più famelica. La sostanza è questa: è un boccone molto amaro, ma «dobbiamo mandarlo giù». Altrimenti? Altrimenti – sostengono nelle stesse stanze – «si restringerebbe sempre più il margine dei finanziamenti destinati al lavoro e allo sviluppo». Già oggi, al netto delle spese fisse e obbligatorie, il funzionamento della macchina regionale e di quanto gli sta attorno, quel margine non supera i 400 milioni su una contabilità di sei miliardi e 628 milioni come quella prevista dalla Finanziaria. Per essere ancora più diretti: non c’era scampo, «dovevamo fare così» – sostiene ancora la Giunta – «se non volevamo che la sanità», è a totale carico dei sardi, lo Stato non ci mette un euro da tanto tempo – «alla fine si divorasse tutto».
Salvati dai ticket. Il motivo dell’unica buona notizia merita una spiegazione a parte. Non arriverà la tassa sui medicinali solo perché il 70% dei sardi sarebbe stato comunque esentato dal pagarla per diverse ragioni che vanno dal reddito alle patologie. In sostanza, l’incasso presunto con l’imposizione dei ticket non sarebbe stato superiore ai 50-60 milioni, cioè nulla. Molto meglio puntare al bersaglio grosso: i 210 milioni dell’addizionale maggiorata sotto l’albero di Natale.
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