«Le classi pollaio sempre più numerose»
I sindacati: mancano i docenti per dividerle. A settembre le assegnazioni di nuovo in discussione
SASSARI. La scuola chiede e il ministero risponde. Ma tra domanda è offerta scoppia il corto circuito. Negli istituti non arrivano le figure richieste. E i progetti immaginati, così come la nuova organizzazione del lavoro, sono rimandati chissà a quando. Ci sono le nuove figure professionali da gestire e utilizzare al meglio. Anche se hanno caratteristiche e qualità non compatibili con le esigenze della scuola. La legge 107 del governo Renzi ha trasformato in realtà il sogno del posto fisso per oltre 100mila precari ma non ha risolto i problemi della scuola. Un esempio: le classi pollaio, quelle over 25 alunni, sono sempre più numerose. Eppure l’articolo 1 della legge (comma 84) invita i dirigenti scolastici a eliminarle per garantire una migliore qualità didattica, sfruttando le risorse umane e logistiche disponibili. «Ma le classi non si possono dividere se non si ha un numero adeguato di docenti abilitato a insegnare le stesse discipline. E i docenti non ci sono». Maria Giovanna Oggiano è il segretario generale della Cisl scuola e dirigente dell’Istituto tecnico industriale di Sassari. Nella sua scuola sono arrivati 7 docenti di fascia C, i potenziamenti necessari, sulla carta, per potenziare l’offerta formativa. «Stiamo lavorando a una serie di progetti cercando di valorizzare al meglio le caratteristiche e le competenze di ciascuno. Ma non è semplice, perché le richieste della scuola non sono state accolte e i docenti arrivati non appartengono alle aree disciplinari nelle quali c’era bisogno di rimpolpare gli organici. Tra i 7 c’è anche un docente che non può essere utilizzato neppure per coprire le assenze temporanee di un collega, perché insegna una materia che qui non è prevista». Un flop insomma? «No, perché ogni medaglia ha il suo rovescio. A questi precari è stato garantito un posto di lavoro – aggiunge Maria Giovanna Oggiano –, nei loro confronti è stata fatta giustizia. La situazione è in evoluzione e non c’è chiarezza su quello che succederà nel prossimo anno scolastico: quelle di quest’anno, sia per i docenti di fascia B che hanno ottenuto una cattedra, sia per i potenziamenti di fascia C, sono assegnazioni temporanee. Tutte saranno rimesse in gioco, ma non è chiaro se i docenti di fascia C saranno equiparati agli altri e concorreranno per avere una cattedra. Su questo punto, per evitare discriminazioni di alcun tipo, il sindacato compatto farà battaglia».
La discussione in realtà è già vivace, come spiega Tiziana Sanna, segretaria per la provincia di Cagliari della Flc-Cgil, la federazione lavoratori della conoscenza. «Con le ultime assegnazioni è stato fatto un gran caos. Il governo Renzi, dopo la sentenza della Corte Europea che ha bacchettato l’Italia per la mancata assunzione dei precari con più di 36 mesi di servizio, era obbligato a procedere alle immissioni in ruolo. Ma la riforma, che senza alcuna ragione plausibile ha escluso docenti della materna e personale Ata, è estremamente pasticciata. Perché – aggiunge Tiziana Sanna – i potenziamenti non sono stati tarati sui progetti che le scuole avevano programmato. Per esempio servivano docenti di area artistica per dare gambe ai progetti musicali, o docenti di area matematica per affiancare gli insegnanti delle discipline tecniche. Invece le assegnazioni sono state stabilite sulla base delle risorse disponibili con l’obiettivo di svuotare le graduatorie a esaurimento. L’alto numero di docenti abilitati all’insegnamento di determinate materie – come le discipline giuridiche o storia e filosofia – ha fatto il resto, con docenti di economia alla Primaria e plurilaureati non abilitati a stare un secondo da soli in aula con gli alunni».
Le supplenze. È l’altro problema. I “potenziament”i non possono fare supplenze, per quelle devono essere chiamati i precari in attesa nelle graduatorie. I docenti di fascia C possono sostituire colleghi assenti per un periodo inferiore a due settimane. Se sono fortunati, hanno la possibilità di insegnare la loro disciplina. Ma può capitare, ed è già capitato, che un docente di estimo vada a stare dietro la cattedra di quello di italiano o filosofia. Ma non è chiaro a fare cosa. (si. sa.)
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