La Nuova Sardegna

Addio a Dondero , un fotografo militante

di Antonio Mannu
Addio a Dondero , un fotografo militante

Il grande fotoreporter si è spento domenica a 87 anni

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SASSARI. «Non ho mai annacquato il rosso del mio vino». Tra le “formidabili” asserzioni di Mario Dondero, fotografo di inarrivabile levatura umana, questa è a me tra le più care. Perché racconta il Dondero schierato e militante, il partigiano, e insieme il Mario flaneur, l'amante del buon vivere, il viaggiatore che arrivava puntuale agli incontri con la storia, o inaspettato a quelli con gli amici. Mario Dondero, nato a Milano il 6 maggio 1928, d'origini genovesi, s'è addormentato domenica a Petritoli, non lontano dalla sua Fermo, luogo scelto per ragioni diverse.

Tra i motivi? La moglie era rimasta colpita dalla biblioteca cittadina. Ma forse inconsciamente anche perché il nome di quel borgo era un'antitesi al suo perenne, tranquillo errare. Era da mesi costretto a una degenza a letto. Sabato sera, di rientro a Sassari da Nuoro dopo l'inaugurazione di una mostra al Man, l'amico e fotografo Nanni Angeli mi ha detto: «Ho sentito Laura (ndr. Laura Strappa, la compagna di Dondero). Mi ha detto che Mario sta dormendo tantissimo, come se avesse un gran bisogno di riposare dopo aver tanto lavorato e vissuto».

Il giorno dopo è stato Nanni ad informarmi che “Donde è volato via”. Probabilmente Angeli, attraverso la mediazione di Tatiano Maiore, fotografo maddalenino e grande amico di Dondero, ha organizzato la sua prima mostra in Sardegna. Fu presentata a Palau nel 2000, nell'ambito del festival “Isole che Parlano”. Nanni racconta che Tatiano gli disse: «Perché quest’anno al festival non fate una mostra di Dondero?» «E chi è Dondero?» rispose Angeli. Effettivamente il grande fotografo, sempre attivo ma schivo, non era allora notissimo. Dopo qualche mese ci fu un incontro a Bologna. «Andai a prenderlo in stazione, lo riconobbi perché aveva sottobraccio un pacco di carta fotografica. L’incontro fu un’emozione. Sorseggiando un bicchiere di rosso, iniziò a sfilare le foto dal pacco. Sotto i miei occhi 50 anni di storia: d’Italia, d’Europa, d'Africa, del mondo. Volti famosi e spalti poco curati di un campo di calcio in Mozambico. Dondero con voce suadente e modi garbati, mi raccontava delle foto, mi domandava della Sardegna. Alla fine mi chiese se, a mio parere, quel materiale fosse abbastanza interessante per farci una mostra. Avrei voluto piangere ed abbracciarlo, ma non avevo la confidenza giusta».

Curiosamente anche l'ultima mostra di Dondero in Sardegna è arrivata grazie al festival “Isole che Parlano”. E' stata poi riproposta in due occasioni, a Cagliari e poi a Su Palatu di Villanova Monteleone. Si intitolava “A proposito di Robert Capa”. In quel periodo al Man di Nuoro era allestita una bellissima mostra del grande reporter ungherese. La fortunata concomitanza diede vita ad una straordinaria gita a Nuoro, dove Mario tenne una doppia conferenza al Man, una estemporanea al mattino, una seconda, canonica, al pomeriggio. Parlò di fotografia, di Robert Capa, di vita vissuta. Durante la pausa per il pranzo si diresse sicuro lungo Corso Garibaldi, verso il Bar Nuovo. Giocava il suo Genoa fuori casa a Parma; lui al mattino aveva negoziato con i baristi la possibilità di seguire la partita. Finì 1 a 1 e ci sedemmo a tavola con grave ritardo. Hasta Siempre Compagno Dondero.

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