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L’annuncio choc di Clivati: «Lascio tutto»

L’annuncio choc di Clivati: «Lascio tutto»

Il patron di Ottana Energia lancia l’allarme, il governatore Pigliaru scrive all’ad di Terna

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OTTANA. «Senza un contratto con Terna in grado di garantire il futuro energetico di Ottana Energia gli impianti si fermeranno fin dai primi giorni di gennaio 2016». L’allarme sulla chiusura di Ottana Energia sale ogni giorno con intensità proporzionale al ritardo del ministero dello Sviluppo economico nella convocazione del tavolo tecnico per definire il percorso alternativo al regime di essenzialità, la cui scadenza è prevista per il 31 dicembre 2015. Scadenza, peraltro, non prorogabile, come stabilito dalla delibera dell’ Autorità per l’energia e il gas del 27 novembre scorso che blocca l’essenzialità. Il patron di Ottana Energia, Paolo Clivati, ha già avvertito le aziende coinsediate e il Consorzio industriale con una nota ufficiale: «Senza certezze immediate non posso garantire la continuità produttive». Così è scattato l’allarme. Un allarme del quale si è fatto interprete lo stesso presidente della giunta regionale, Francesco Pigliaru, che, mercoledì scorso, ha inviato una lettera all’amministratore delegato di Terna, Matteo Del Fante, per chiedere tempi certi sulla definizione di un nuovo contratto di stabilità energetica per la centrale di Paolo Clivati. I contenuti della lettera non sono stati resi noti. Secondo quanto trapelato da ambienti vicini al presidente della giunta regionale, tuttavia, si tratterebbe di una lettera “ferma e argomentata” nella quale, oltre a chiedere tempi stretti per la procedura di valutazione tecnica degli impianti di Ottana Energia da parte di Terna al fine della riaccensione delle rete elettrica sarda, si chiederebbe anche la convocazione urgente delle parti sindacali e datoriali da parte del Mise, così come indicato al tavolo ministeriale nella riunione del 24 novembre scorso. In quella sede era stato stabilito un nuovo aggiornamento sui temi del futuro energetico di Ottana Energia entro la settimana precedente il Natale. In particolare, era stata considerata la possibilità che la centrale termoelettrica di Ottana Energia potesse essere considerata essenziale per la riaccensione della rete elettrica sarda subordinatamente al completamente di istruttoria tecnica da parte di Terna e per rendere remoto un possibile disservizio di rete. Finora, però, non è stato convocato alcun tavolo tecnico. Un fatto, questo, che alimenta la paura che la centrale possa chiudere alla scadenza dell’attuale regime di essenzialità. A paventare il rischio di una chiusura degli impianti, qualora la situazione non venisse risolta al più presto, è anche l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, che, nel suo blog “Sardegna e libertà”, esprime la paura che «Terna impiegherà mesi a fare le prove per verificare se Ottana Energia è in grado di garantire la riaccensione della rete elettrica sarda. In questo caso – conclude l’assessore di Macomer – gli impianti barbaricini si fermeranno». Con conseguenze disastrose non solo per Ottana Energia, ma anche per le aziende insediate nell’area industriale.

Le prime ricadute negative si riverserebbero sul Tas, l’impianto di trattamento degli scarichi di proprietà del Consorzio industriale. Senza il vapore di Ottana Energia, necessario per l’utilizzo della soda, il processo di depurazione verrebbe bloccato con conseguente fermata degli impianti. L’effetto domino coinvolgerebbe anche gli stabilimenti di Corstyrene, che utilizza il vapore, e Antica Fornace Villa di Chiesa che manda al Tas le acque reflue da depurare. Si fermerebbe anche la depurazione delle acque nere del comune di Ottana che confluiscono al Tas. Un terremoto economico e sociale dal quale, stavolta, sarebbe davvero difficile venirne fuori. (f.s.)

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