Sanità, ecco il piano anti-deficit: basta sprechi, Irpef e Irap più care
La giunta ha presentato il programma di rientro, confermata la rimodulazione delle due imposte Pigliaru e Arru: misura necessaria, altrimenti nel 2018 il disavanzo sfonderebbe il tetto del miliardo
CAGLIARI. Chiunque sia stato il colpevole, la verità è una sola. Nella sanità la Sardegna è una regione canaglia da almeno una decina d’anni. Centrosinistra e centrodestra continuano a scaricarsi addosso le responsabilità da non si sa più quanto tempo, ma nessuno può negare neanche questa seconda verità. Se non ci fosse stata la protezione speciale dello Statuto, insieme a qualche altro azzardato marchingegno contabile del passato, non da oggi la Sardegna sarebbe stata commissariata e messa sotto tutela dal ministero della Salute. Finora è riuscita a sfuggire al processo, a scamparsela, a restare impunita, ma da qualche settimana in tre hanno scoperchiato quel pentolone che tutti sapevano colmo di sprechi vecchi e nuovi. I tre sono il governatore Francesco Pigliaru e gli assessori Luigi Arru (sanità) e Raffaele Paci (bilancio). Il loro intento dichiarato è fermare una spesa finita fuori controllo che ha accumulato oltre 400 milioni di disavanzo in due anni (residuo 2014 e l’intero 2015) e che se nei prossimi tre (2016-2018) non sarà imbrigliata potrebbe sfondare addirittura il tetto del miliardo di rosso. Ecco allora per evitare il crack, come ha detto il presidente della Regione, che «questa Giunta ha deciso di metterci la faccia». Vuole provarci, vuole riuscire a raddrizzare i bilanci con tre azioni «parallele e contemporanee» con cui «ognuno contribuirà a ripianare parte del deficit».
Il piano di rientro. Prevede risparmi per 328 milioni fino al 2018 fra riorganizzazione e aggiustamenti d’ogni tipo negli acquisti e nella gestione. Poi saranno i cittadini, ma solo quelli con un reddito oltre i 28mila euro, a contribuire con un gettito extra di 441 milioni, spalmati sempre in tre anni. Scatterà dopo l’aumento dell’addizionale Irpef e dell’Irap che martedì sarà deciso dal Consiglio regionale con di sicuro i soli voti del centrosinistra. Anche la macchina Regione farà la sua parte con un drastico ridimensionamento del suo bilancio, leggi altri sprechi da tagliare in fretta. Dovrebbe fruttare 225 milioni fino al 2018 e saranno utilizzati per ripianare sempre i conti della sanità. Tirate le somme con questa colletta obbligatoria e necessaria sarà possibile – ha detto Pigliaru – «riportare la sanità sotto controllo fino ad azzerare i debiti ma senza ridurre mai la qualità dei servizi».
Basta sprechi. Il giuramento, in altre parole, è questo: «Vogliamo puntare a un sistema migliore di quello attuale. Combatteremo gli assurdi sprechi che si sono moltiplicati negli anni soprattutto perché chi ci ha preceduto è intervenuto pochissimo, e oggi proprio quegli sprechi sono diventati il peggior nemico della qualità». Ma per chiedere – ha aggiunto – ai sardi di partecipare a questo intervento straordinario e comunque limitato e temporaneo «dobbiamo essere noi i primi a dare l’esempio e lo faremo con il piano di rientro e gli altri interventi finanziari. Non solo: passo dopo passo, vogliamo essere controllati dai cittadini e saranno loro a dirci se siamo riusciti a mantenere l’impegno di riportare in pareggio la sanità, sgretolando anche le rendite di potere finora vantate da pochi». È stato l’assessore Arru a dire che «con il piano di rientro, suddiviso in 22 programmi operativi – sono quelli anticipati nei giorni scorsi da La Nuova – faremo sì che le attuali 11 Aziende sanitarie non siano più altrettante repubbliche indipendenti come le abbiamo trovate. Puntiamo non solo a ridurre gli sprechi, ma anche alla trasparenza nei bilanci degli ospedali, nelle forniture, nelle tariffe con la sanità privata e nella spesa farmaceutica». È quella operazione verità, così battezzata dall’assessore Paci, che «già dal prossimo anno darà i primi risultati e poi nel 2017 e nel 2018 saranno più evidenti. È grazie al pieno di rientro – ha aggiunto – che riusciremo a distinguere da subito i costi fisiologici della sanità dai debiti e dall’inefficienza». Con il contributo fondamentali dei sardi: non potranno sottrarsi all’aumento delle tasse, ma non possono essere traditi.
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